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MONTEBOTOLINO E LA VALLE DEL MARECCHIA

Questa tappa è sponsorizzata da

 Romagna in moto si inerpica oggi lungo la valle del Marecchia per regalare un percorso misto tra provinciali e strade bianche che reggiungerà Montebotolino, il suggestivo “borgo sospeso”

 

Romagna in moto, Montebotolino

Lassù immersa nei boschi tra Romagna e Toscana si trova Montebotolino.

Quasi sospeso Montebotolino è un borgo in cima ad una rupe che affonda le proprie radici nel tempo. Un luogo magico abbandonato dai suoi abitanti ma ancora vivo, collegato al mondo da un’unica strada bianca. Un borgo giunto sino a noi quasi intatto nella sua struttura che racconta la storia di quel periodo di mezzo chiamato Medio Evo, con la sua chiesa, che ancora conserva una pala d’altare in terracotta del XVI sec., il suo castello, che vide passare i diversi signori della zona, e le storie di uomini e donne, del loro sudore, del duro lavoro, delle condizioni precarie di vita tra le aspre montagne della valle del Marecchia.
Tonino Guerra, il grande cantore di questi luoghi, nel “Libro delle chiese abbandonate” gli dedica dei versi commoventi: «Certe sere i casoni di Montebotolino volano via e sembrano delle macchie rosa sopra una tela trasparente. D’inverno, se piove, restano coi piedi dentro le pozzanghere e l’acqua gli scivola addosso come se fossero delle rocce» e noi il nostro racconto. 

In moto alla ricerca di antiche tracce

Incontriamo questo borgo quasi per caso. Da un po’, tassellate alle gomme, siamo  in esplorazione, alla ricerca di nuovi e inconsueti tracciati lungo la valle del Marecchia, alla ricerca di percorsi dove l’uomo dalla notte dei tempi ha lasciato impronte e segni del suo passaggio. Tracce che nei secoli hanno creato arterie di comunicazione rendendo possibile non solo lo scambio di merci ma anche di idee, strade oggi in disuso che rischiano di scomparire a causa dell’incuria e dell’abbandono.

Gli Appennini che attraversano tutta l’Italia, dalla nascita dei primi nuclei abitativi hanno rappresentato la prima barriera naturale tra le popolazioni che abitavano il Tirreno e quelle residenti in Adriatico, una barriera che ha costretto i popoli ad attraversare questi luoghi alla ricerca di valichi seguendo gli argini dei fiumi, disegnando percorsi divenuti, passo dopo passo, segno dopo segno, vere e proprie vie maestre che oggi, per lo più abbandonate o dimenticate, diventano patrimonio degli amanti del trekking così come dei cicloturisti o anche dei motociclisti, che come noi amano perdersi nella natura alla ricerca di luoghi che sappiano raccontare la storia dell’umanità. 

 
 

Immersi nella valle del Marecchia

La valle del Marecchia da questo punto di vista è ricca di itinerari suggestivi. La bellezza del fiume che scorre sotto di noi, l’asperità dei monti che lo proteggono nasconde stradine ricche di curve e tornanti che risalgono la valle sino al passo di Viamaggio per riscendere poi verso la Valtiberina.

E’ un luogo molto amato dai motociclisti che qui troviamo spesso e volentieri occupati in pieghe mirabolanti e a volte, pure troppo, audaci. Qui possiamo trovare diversi percorsi, alcuni già raccontati nelle pagine del nostro blog come quello che da Cà Raffaello, toccando la Cicognaia e il passo del Lupo, porta a Pennabilli, o ancora Gattara che troviamo attraversando il fiume Marecchia, subito dopo Molino di Bascio, in località Renicci per proseguire poi a sino al piccolo e antichissimo borgo, il cui nome discende dalla lingua celtica “Gat”, “bosco”. E infatti è il bosco che la circonda mentre in basso scorre il fiume.

Gattara, prime tracce di un mondo antico

E’ da qui oggi, proprio da Gattara che saluta il Marecchia dall’alto del monte che vogliamo partire alla ricerca di nuovi itinerari anche se, prima di proseguire, non possiamo mancare la visita ad un altro piccolissimo borgo, quello di Campo, quattro case e una chiesa immersi nel verde affacciati sulla valle. Da quassù oltre ad avere una bellissima visione di Gattara, della sua torre, ultimo resto rimasto dell’antico castello e del campanile della chiesa eretto nel XVI sec., possiamo godere anche della vista di una natura selvaggia e incontaminata.

Torniamo sui nostri passi attraversando nuovamente il paese per poi svoltare a destra e infilarci lungo lo sterrato che attraverso curve e bellissimi tornanti si allunga su un costone parallelo al fiume. Fantastici si stagliano in lontananza i profili del Sasso di Simone e Simoncello, due gioielli preziosi di questo territorio tutti da scoprire e, perché no, da raccontare.

Romagna in moto – percorsi toryuosi e divertenti

Il tragitto è tortuoso, a tratti sassoso e costeggia in quota il fianco del monte lungo tutta la sponda sinistra. Non difficile ma impegnativo e sconsigliato a moto che non abbiano le gomme adatte. Sono necessari poco più di dieci km per tornare sulla strada asfaltata, quella che da Badia Tedalda porta a Roffelle. Svoltando a sinistra si arriva al fiume che nelle giornate afose dell’estate offre ristoro con le sue grandi polle d’acqua gelata. Entriamo nella provincia di Arezzo dove Badia Tedalda a pochi chilometri, con i suoi bellissimi bassorilievi di scuola della Robbia custoditi nella chiesetta di San Michele Arcangelo, vigila attenta sui luoghi circostanti. Si plana così in Toscana, circondati da querce e ginestre mentre a tratti la strada si apre su balconi naturali che svelano la meravigliosa bellezza della valle sottostante. Girando invece a destra dopo un tratto finalmente asfaltato si arriva a Rofelle dove, circondati dal silenzio di questo piccolo borgo, troviamo tracce di un castello che, documentato già dal XII sec., oggi mostra di sè solamente la piccola chiesa con il suo bellissimo campanile a vela ricostruito nel 1845. Da Rofelle si prosegue riprendendo a costeggiare il monte. La via torna nuovamente accidentata e quindi (per noi) ancor più emozionante nel tratto che ci separa da Montebotolino. 

Montebotolino e il gusto della guida off road

L’incontro è di quelli a sorpresa, appena dopo l’ultima curva che ci separa dal paese. Passeggiando in questo luogo siamo come immersi in un silenzio surreale. Solo un paio di mutande stese ad asciugare al sole confermano una presenza, l’ultima delle 60 che erano rimaste nel dopoguerra a non demordere.

Il rombo della moto sembra quasi amplificarsi tra questi monti mentre si riprende lo sterrato per proseguire un tracciato che, a guardare dall’alto, sembra perdersi lungo il costone dei monti. Esperienza bellissima e a tratti impegnativa quella di guidare lungo questa strada ma non impossibile per chi abbia la moto adatta. Le curve ad ‘U’ regalano sempre visioni diverse e, svoltando alla fine di un tornante, possiamo ammirare Montebotolino dal versante opposto abbarbicato sulla sua rupe che ci osserva solitario.

Si scende verso Fresciano che troviamo adagiato su un vasto altopiano. Si torna alla civiltà. La strada continua ad essere molto impegnativa regalando veri e propri passaggi dove tornanti a serpentina scendono verso valle.

Attraversato il paese – poche case – svoltando a destra la strada asfaltata porterebbe in poco più di quattro chilometri a Pratieghi nelle cui vicinanze è possibile raggiungere la sorgente del fiume Marecchia dopo una camminata da favola tra i boschi. Svoltando a sinistra eccoci in breve a Caprile e alla Svolta del Podere e dopo qualche km il passo di Viamaggio.

Il gusto di piegare lungo la Marecchiese

Ritroviamo il gusto di guidare in competizione con gli altri. Chi ha la moto da strada ci sorpassa regalandoci pieghe da paura, altri con moto meno performanti o semplicemente con più sale in zucca,guidano con maggior prudenza ma non meno impegno.  Viamaggio, al pari di altri bellissimi passi che si trovano tra Romagna, Marche e Toscana, è anche questo: gusto puro del guidare in moto.

E’ giunta l’ora di rientrare e così in piega, si torna alla Svolta del Podere, il check point per ogni motociclista che voglia risalire o riscendere la valle, per non perdere la sosta al ristorante il Sottobosco (un nome, un programma). Panino con la porchetta o con la finocchiona per chi ha poco tempo, tagliatelle per chi avesse voglia di accomodarsi al ristorante. 

Romagna in moto,la meravigliosa valle del Marecchia

Impossibile non farsi coinvolgere dalle suggestioni della valle del Marecchia, troppi racconti, una miriade di piccoli e grandi borghi, ognuno con la sua rocca, la sua chiesa, la sua torre di avvistamento. Terra di cruente battaglie e scontri sanguinosi questa valle sa raccontare come nessun altra del calore e del carattere delle genti di Romagna, sanguigno e attaccabrighe ma anche generoso (“un bicier ad vein e ‘na cultleda la n’si nega mai ma’ nissun”). 

 

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Informazioni per il viaggio

Tempi indicativi di percorrenza: 3 ore e 15 minuti

Dettagli percorso

Inizio itinerario: Rimini –Arrivo: Montebotolino e rientro a Rimini

Note particolari
Km Percorsi

121

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