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BIKE IN ROMAGNA – LUNGO I SENTIERI DELL’USO

lungo i sentieri dell’Uso

Alla scoperta delle bellezze dei fiumi romagnoli risalendo in Mountainbike attraverso piste e sentieri. Il fiume Uso tra storia e natura    

Il piazzale davanti al Palacongressi è il luogo migliore da dove partire per una biciclettata che segua il corso del fiume Uso. A dir la verità, se volessimo essere precisini come sappiamo – ahinoi – di essere avremmo dovuto parcheggiare l’auto lungo la sponda sinistra del porto un chilometro più dietro, dove il fiume termina la corsa nata ai piedi del monte Aquilone per gettarsi nelle acque dell’Adriatico, e da lì partire lungo “I Sentieri dell’Uso”.

Scaricate le biciclette dal tetto della mini (sì, quella vera), in poco tempo siamo pronti per risalire il corso del fiume lungo i sentieri tracciati da quel bel progetto promosso dalla comunione d’intenti dei comuni di Bellaria – Igea Marina e San Mauro Pascoli. A dir la verità, la sensazione  che dopo l’entusiasmo iniziale sia subentrato, come spesso succede, un po’ d’abbandono c’è, ancor più evidente nella segnaletica, curata nell’originaria grafica, e lasciata al degrado del tempo.

“Questa iniziativa si inserisce all’interno del progetto Sentieri per l’Uso – scrivevano gli organizzatori nel 2013 quando sembrava che il progetto avrebbe dovuto vedere protagonisti la Regione Emilia Romagna, le province di Forlì-Cesena e di Rimini e i comuni di Bellaria Igea Marina, San Mauro Pascoli, Santarcangelo di Romagna, Poggio Berni, Torriana, Sogliano al Rubicone e Mercato Saraceno –  finalizzato alla valorizzazione ambientale, riqualificazione paesaggistica, rinaturalizzazione e valorizzazione ecologica dell’intero bacino del Fiume Uso da Bellaria Igea Marina a Mercato Saraceno”.

Ma tant’è. Attraversata l’antica statale, oggi via Ravenna, subito dopo il ponte, sulla sponda destra, ha inizio la pista ciclo turistica che in questo primo tratto – quello effettivamente realizzato – ci ha portato fino al ponte realizzato a Ca’ Uso, nelle vicinanze di Villa Torlonia. L’avevamo già scoperto quando, questa volta in moto, abbiamo scritto del fiume risalendolo fino alla conca che raccoglie le prime acque di quello che da torrente diverrà fiume. Un viaggio di 50 km di grande fascino per paesaggi e storia ma che non ci ha mai permesso quella vicinanza al fiume che la bici consente. Un tutt’uno col territorio entro cui, una pedalata dietro l’altra, dolcemente ci si immerge, quasi sentendolo fisicamente.

Sono le canne del fiume,nel primo tratto tutto sulla sponda destra, ad accompagnarci mentre la pedalata è alla ricerca dell’armonia col respiro. Un primo ponticello dopo non più di un chilometro e mezzo ci porta a sinistra all’altezza della chiesa di Santa Margherita che – leggiamo – era stata fondata dal Signore di Rimini Malatesta da Verucchio in onore della terza moglie Margherita Paltanieri. Qui anche la fattoria fortificata dei Malatesta conosciuta dagli archivi come Castrum Lusi.

Pedalando sui sentieri tracciati e ben tenuti attraversiamo aree agricole dove l’odore del cavolo è intenso, piccoli angoli paludosi dove le canne si alzano e ti circondano rendendo il sentiero stretto e distogliendo la vista per un attimo dalla lunga linea che la pianura disegna davanti a noi.

Il percorso prosegue sulla sponda di sinistra del fiume per altri due chilometri abbondanti per poi arrivare in via Viona, poco dopo l’incontro dell’Uso col Rio Salto. Siamo nel pieno delle terre pascoliane: “Nella Torre il silenzio era già alto / sussurravano i pioppi del Rio Salto – recita la Cavalla Storna – nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi / ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.” Ed infatti da qui è a un tiro di schioppo Villa Torlonia, a cui ci si arriva a breve su una strada bianca.

Se però è il piacere d’avventurarsi alla ricerca dei sentieri che vi appassiona, non demordete e anziché a destra verso “La Torre” pascoliana girate a sinistra verso l’argine del fiume. Da qui si prosegue costeggiando l’argine fino al ponte all’altezza di Ca’ Uso (a cui preferiamo – amanti dell’avventura come siamo –  il guado realizzato per i camion poche decine di metri più a monte); per rientrare poi sull’argine opposto e tornatr a pedalare verso Bellaria dentro una natura magica e stupenda. Non è segnalato – e sinceramente non abbiamo capito il perché – ma bellissimo proprio per essere immerso nel verde

. Si arriva troppo in breve all’altezza del depuratore. Qui la strada (altro mistero visto che la pista percorsa all’andata sembrerebbe solo qualche decina di metri oltre la recinzione) è sbarrata e bisogna scendere sull’odiato asfalto. Ci consola affiancare l’antica fornace, bellissima e affascinante anche nel suo dissesto architettonico, tornata agli onori delle cronache per essere stata acquistata all’asta dal Comune. Han fatto proprio bene. Strappetto del cavalcavia sull’attuale SS16 ed eccoci nuovamente sul fiume dove tra le strida i gabbiani si contendono la preda. Abbiamo percorso 17 km e 200 metri in poco più di un’ora e un quarto.