Meno di una scalata, più di una gita, andiamo alla ricerca delle sorgenti del fiume Marecchia, il fiume sulle cui rive è nata la nostra città, che dal fiume A
riminus, quasi a suggello, ha preso anche il nome Ariminum, “la città sul Marecchia”.
Non è stata senza difficoltà la ricerca del sentiero che dal parcheggio, qualche centinaio di metri dopo Pratieghi verso i primi tornanti della strada, bellissima, che dalla Valmarecchia porta a Balze e al Monte Fumaiolo, conduce al punto esatto dove l’acqua si sprigiona dalla montagna dando inizio, con un rigagnolo, al fiume Marecchia. Certo, ora che possiamo raccontarlo ci appare semplice, ma nella pratica lo è stato meno.
Il desiderio a lungo covato, che nasce dal voler concludere un viaggio – sì, perché un viaggio non lo si può certo misurare in chilometri – che nasce una settantina di km più a valle, dalle arcate del nostro ponte di Tiberio che da duemila anni accompagnano lo scorrere del fiume verso mare. Ed è per questo che, giunti fino a qui, non esitiamo a lasciare moto e caschi, per un’oretta o poco più di camminata in un paesaggio che con la sua bellezza e unicità merita tutto il nostro impegno.

Scendiamo verso una bellissima quercia, perdendo i segni di bianco e di rosso che segnano con precisione il tracciato. Ma basta proseguire dritto verso il monte per ritrovare aldilà del filare d’alberi il giusto cammino. Dalla radura è ora arrivato il momento di immergerci nel bosco di faggi. Bellissimo. Ed è scendendo per una decina di metri su d’un sentiero attrezzato che avviene l’incontro col fiume. Ora dobbiamo solo risalirlo per qualche centinaio di metri, ma non è senza emozione che, là dove le coordinate N43 44 38 E12 05 07 si incrociano, incontriamo la tavola apposta dalla Pro Loco di Badia Tedalda nel settembre 1996: Monte della Zucca 1003 m. slm, “QUI NASCE IL FIUME MARECCHIA”.
“Qui nasce il fiume Marecchia”, e un po’ ci scoccia quando dalle coordinate scopriamo che, seppur a poco più di un centinaio di metri, siamo in territorio toscano, aldilà del confine con la nostra Romagna. Ma la storia ci insegna che a poco valgono i confini amministrativi quando – ci racconta sul web Massimo Tommasini con “Il Tevere e la sua sorgente: storie d’altri tempi sulle vette della Romagna” – “sua eccellenza il cavaliere Benito Mussolini con il regio decreto del 4 marzo 1923 annetté i dodici comuni del circondario di Rocca San Casciano, un territorio storicamente sottoposto alla giurisdizione di Firenze fin dal XIV secolo alla nuova costituenda provincia di Forlì: la città della sua adolescenza, degli studi e della crescita politica. A tal fine pose mano alle carte e ridisegnò i confini regionali e provinciali. Distaccò e accorpò i comuni della antica Romagna-Toscana (Bagno di Romagna; Verghereto; Santa Sofia; Premilcuore; Rocca San Casciano; Dovadola; Portico-San Benedetto; Tredozio e Modigliana) ai restanti romagnoli. Costituire la provincia di Forlì e corredarla di un territorio geograficamente importante con una popolazione numerosa e attiva nell’economia regionale, valeva a stabilire una sorta di personale protettorato sulla “sua” terra d’origine. Il confine con la Toscana venne arretrato verso sud, portato lungo il crinale appenninico; le Vene del Tevere con l’intero comune di Verghereto, insieme agli altri passò a far parte della nuova provincia. Con questa operazione a nessuno sfuggì un altro risultato di grande impatto emotivo e d’immagine: il “fiume sacro ai destini di Roma” nasceva d’ora in avanti in Romagna.”
Be’, già che c’era, visto che era con la penna in mano a disegnar confini, un ulteriore sforzino l’avremmo apprezzato.
Fiume Marecchia



