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Passo di Viamaggio – tra miti,curve e tornanti

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Odore di asfalto sul passo di Viamaggio

La curva è stretta, a gomito. Strizzi i freni, quarta, terza, seconda, punti la corda, scali la marcia e sei in piega, le orecchie che paiono strisciar per terra.
L’avrai imboccata almeno mille volte questa curva da quando – ed è molto – guidi la moto. Sai perfettamente come prenderla eppure l’adrenalina sale mentre la piega si accentua. La tua compagna di viaggio si stringe per seguire in sintonia il movimento, all’unisono come fusi in uno solo ed è sempre come se fosse la prima volta.
A poche centinaia di metri la Svolta del Podere, con il suo ristorante che ti aspetta per una meritata sosta, oggi come ieri pieno all’inverosimile di motociclisti, tutti accalcati attorno al televisore.. Tra pochi minuti parte la MotoGP. Abbiamo accelerato lungo la strada per questo, per non perdere la partenza. Il Dovi parte in pool e tu ti senti come a casa. Sei nel tuo mondo, sulla tua strada. Sei sul Passo di Viamaggio.

A ognuno la su strada

Il cuore di ogni motociclista porta inciso una strada. Un passo di montagna, un sentiero off road, un tratto di crinale, una via che solo al pensiero fa scattare sensazioni e ricordi. Vale per te ma vale anche per chi – ingiustamente – viene chiamato zavorrina, ( noi a casa nostra ci chiamamiamo pilota e copilota 🙂 )  il passeggero che anche se non può dare gas o scalare le marce sente dentro di sé il gusto della piega o quello della discesa affrontata a velocità, spesso, non proprio normali.
La strada incisa nel nostro cuore è il passo di Viamaggio, un valico antico attraverso cui le genti di Romagna scambiavano merci con i vicini toscani. Via di commerci da tempo immemorabile ma anche tracciato attraverso il quale artisti, scultori, pittori raggiungevano i propri committenti, sia che fossero Signori di rocche e fortificazioni mirabili o ricchi Prelati, custodi di monasteri. Tutti pronti a contendersi gli artisti del tempo e le loro opere alcune delle quali, fortunatamente, giunte sino a noi per essere ancor oggi ammirate.
Là dove carri, cavalli e asini segnarono le prime tracce oggi corrono, sfrecciano e piegano i bolidi a due ruote, con motori potenti che fanno risuonare la valle amplificati come sono dall’eco che rimbalza da rupe a rupe.

 

Amore a prima piega

Quante volte lo abbiamo risalito? Abbiamo perso il conto anche se rimane, ben impressa in memoria, la prima volta. Non in moto ma dai finestrini delle auto dei nostri genitori, ancora bambini, in una delle tante domeniche dell’anno si saliva fin quassù per uno o più motivi. Soprattutto per godere della vista dei motociclisti che prima di noi si misuravano sulle strette curve ma anche per godere dei crostini toscani, delizia del palato che a quel tempo venivano serviti nel ristorante aperto in cima al passo.
Viamaggio è quindi molto più di un luogo geografico, è storia, la storia non solo delle nostre genti ma anche di una passione, quella dei motori.
Ci piace così immaginare come qui, probabilmente, un giovane Renzo Pasolini risalisse da Rimini per provare le sue moto, o un giovanissimo Valentino Rossi seguisse il babbo Graziano per imparare che si può staccare sempre un metro oltre. Terra di Piloti, Terra di Motori. Oggi è proprio questa zona tra Romagna e Marche che sforna i migliori giovani piloti italiani, uno dei più amati e mai dimenticati come il Sic ( Marco Simoncelli) altri che da promesse sono già da tempo protagonisti assoluti delle cronache del motomondiale come i riminesi Bastianini e Bezzecchi, Manzi di Santarcangelo oppure il cattolichino Antonelli, o a Migno e Bulega, Morbidelli e Marini per arrivare poi a Tavullia e alla VR46 Accademy, capitale italiana per gli appassionati del mondo delle due ruote e patria di Valentino il “Magnifico”, palestra dei migliori talenti emergenti o stagionati come Pasini.

Pronti….si parte

Partendo dal versante romagnolo (noi partiamo da Rimini) si raggiunge il passo risalendo la Marecchiese che costeggiando dall’alto il fiume da cui prende il nomer – il Marecchia – ci introduce nell’affascinante entroterra romagnolo ricco di tornanti mozzafiato per chi cerca il brivido della piega ma anche di percorsi off road per gli amanti del fuoristrada. Attraverserete luoghi immersi nella natura e ricchi di storie da raccontare, luoghi dove rocche e castelli osservano la strada dall’alto delle rupi come ancor oggi fossero pronti a ingaggiare battaglie con il nemico di turno come non di rado accadeva tra queste vallate in epoche passate.

Uno sguardo alla torre di Bascio

Svoltando a sinistra una volta giunti a Ponte Messa, luogo cult per tutti i motociclisti che amano la spianata o i maritozzi del forno della Rosanna, potrete risalire verso il borgo di Pennabilli patria dei Malatesta ma anche, seppur adottiva, del nostro sommo poeta romagnolo Tonino Guerra. Poco oltre, lasciata sulla destra la pieve romanica di San Pietro in Messa, dall’alto la visione del ponte degli Otto Martiri, che prende nome dall’eccidio avvenuto la mattina del’8 Aprile 1944.
Più avanti c’è Bascio e i tornanti che salgono verso la cima per raggiungere l’antico borgo, un piccolo agglomerato di case in pietra arenaria d’origine medievale dominato dalla torre in cima alla collina, ultima vestigia di un imponente castello da cui come allora lo sguardo domina la valle. Ai piedi della torre i Tappeti magici frutto della poesia di Tonino Guerra e dell’estro di artisti che lo hanno seguito nel dar materialità al suo genio visionario. Sette tappeti di ceramica impreziosiscono la collina ai piedi della millenaria Torre di Bascio. Realizzati nel 1991 dallo scultore riminese Giò Urbinati, nascono da un’idea poetica di Tonino Guerra e sono dedicati a sette personaggi storici che sono passati, hanno vissuto o hanno lasciato un segno. Qui anche il ‘Tappeto dell’anatra col collo azzurro’ dedicato alla contessa Fanina dei Borboni di Francia, la quale, pazza di solitudine sul colle di Bascio, dov’era sposata al capitano dei Carpegna, più volte si arrampicò in cima alla torre per gridare “Paris, Paris, aiuto!”;
Oggi il luogo è isolato, deserto, fuori dalle rotte principali ma ancora carico di suggestioni. In lontananza i profili del Sasso di Simone e Simoncello che raccontano altre storie altrettanto surreali come quella di Cosimo de Medici e della sua Città del Sole, costruita sulla cima del Sasso di Simone e progettata per diventare una città ideale, ma trasformatasi nel giro di qualche decina d’anni un un luogo deserto, abbandonato da cittadini e soldati sconfitti da disagi e avversità climatiche. Oggi i Sassi di Simone e Simoncello svettanti al centro del nuovo Parco Nazionale sono un’oasi naturale unica nel suo genere.

Lungo i tornanti della SP252

Rientriamo sulla Marecchiese per riprendere in piega verso la sommità del  passo. La moto scalpita e ruggisce, attenta a seguire l’andamento delle curve. Si prosegue pronti a prendere la scia di altri motociclisti sperando non debba finire mai. Lungo la strada, appena dopo Bascio, a destra appare un piccolo ponte  che attraversando il Marecchia ci porterebbe a Gattara da cui, risalendo la sponda sinistra, sarebbe possibile con un lungo ma altrettanto impegnativo percorso su strada bianca raggiungere Montebotolino e da lì  Pratieghi, ma oggi noi vogliamo raggiungere il passo e ridiscendere verso Sansepolcro in terra Toscana.
Ponte Presale ti attende con il suo autovelox. Toh! Rallentare prego, e di brutto. Non fatevi cogliere impreparati, gli autovelox qui sono diversi ma quello di ponte Presale è il più famoso.
Superato il ponte il panorama si fa più aspro, stiamo risalendo l’alta valle del Marecchia, che scorre da un lato sotto di noi. Pochi chilometri ed eccoci nel paese di Badia Tedalda; un caffè e una visita alla chiesetta di San Michele Arcangelo dove potrete ammirare magnifici bassorilievi di scuola robbiana.
Siamo già nella provincia di Arezzo, in quella zona di confine tra Toscana, Marche e Romagna. Qui inizia il tratto più motociclistico dell’intero percorso. Solo 5 km al passo ma di godimento puro.

Si arriva al passo

Guidiamo sino alla Svolta del Podere, luogo cult per la sosta dei motociclisti. Tempi addietro – non molto – il vero punto di sosta era più avanti, in cima al passo dove si poteva sostare di fronte al bar e gustare splendidi panini alla finocchiona od altre prelibatezze toscane e/o romagnole. La finocchiona è un insaccato tipico toscano preparato con carne di maiale macinata, aromatizzata con semi di finocchio e bagnata con vino rosso ed è un vero e proprio cult di tutti i passi tosco – romagnoli.
Si arriva spediti, si parcheggia la moto in bella vista, una “pisciatina” virtuale intorno per marcare il territorio, un’occhiata con sguardo da bullo alle altre moto e, senza farsi notare, fin dove la spalla della gomma è segnata. Poi si può entrare. La fauna dei raiders ha le sue regole.
Dalla Svolta del Podere potremmo proseguire anche verso Balze e rientrare in Romagna, un percorso anche questo bellissimo, pieno di curve, oppure lungo la strada, appena dopo Pratieghi, potremmo lasciare la moto parcheggiata all’inizio di un sentiero segnalato per proseguire a piedi sino alla sorgente del Marecchia nel bel mezzo di un bosco di faggi. Noi – almeno per oggi – panino con la finocchiona prima di affrontare gli ultimi chilometri in piega sino al passo. Superato un tratto immersi in un bosco di faggi la strada si apre all’improvviso su campi coltivati e pascoli, siamo in cima, un cartello ci segnala che siamo arrivati, l’aria si fa frizzante e la vista si allunga da un lato sino all’imponente mole dell’Alpe della Luna.
Inizia la discesa che si apre sul bellissimo lago artificiale di Montedoglio formato dalle acque imbrigliate del Tevere. Curve e tornanti, velocissimi, moto impazzite, adrenalina a mille. Si apre il gas, non si pensa più a nulla se non a entrare in sintonia col ritmo della guida. Inutile parlare al pilota, inutile pensare per il passeggero che serra le ginocchia e si prepara ad assecondare le pieghe della moto. Tutto è perfetto, anche l’aria che si respira, quassù tra la valle superiore del Tevere e quella del Marecchia.

Sansepolcro

Si scende rapidi verso Sansepolcro, borgo natale del grande Piero della Francesca che molto probabilmente tra queste valli trasse ispirazione per le sue straordinarie opere. Sansepolcro, splendida con il suo museo che custodisce oltre a quelli del suo figlio prediletto opere di pittori famosi e di scultori ceramisti come i della Robbia, Sansepolcro con le sue viuzze strette, la sua struttura urbanistica che ancora si disegna su quella medievale e le sue chiese.
Si rientra, il passo ci aspetta per il ritorno verso casa. Gas a martello, strizzi i freni, scali la marcia e di nuovo giù in piega.

Vita da motociclista, vita in piega.

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Informazioni per il viaggio

Tempi indicativi di percorrenza: 2 ore 18 minuti

Dettagli percorso

Inizio itinerario: Rimini – Arrivo: Samsepolcro

Note particolari
Km Percorsi

103

Le altre tappe del percorso

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