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Itinerario in moto tra Fujian, Anhui e Zhejiang: dalle piantagioni di tè a Moganshan

Questa tappa è sponsorizzata da

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⏰ Durata del nostro viaggio: 42 giorni
↔️ Lunghezza totale: km 6.007 km
⭐️ Difficoltà: facile
🗓️ Quando partire: aprile a giugno e da settembre a novembre
🏍️ Moto: tutte ( noleggio moto in loco )

Itinerario in moto tra Fujian, Anhui e Zhejiang, dalle antiche città della Via della Seta Marittima alle montagne del tè del Fujian, dai villaggi UNESCO dell’Anhui fino alle foreste di bambù di Moganshan.

L’ultima parte del nostro viaggio in moto in Cina si trasforma in un percorso tra cultura, paesaggi e incontri che difficilmente dimenticheremo.

📍 Giorni 29 – 43: Fujian, Anhui e Zhejiang
🏍 Giorno 29 – Da Xiamen a Quanzhou: in moto lungo la Via della Seta Marittima
🏍 Giorno 30 – Quanzhou tra templi, filosofia taoista e vita quotidiana nel Fujian
🏍 Giorno 31 – Da Quanzhou a Hutou: tra montagne, templi buddhisti e piantagioni di tè del Fujian
🏍 Giorno 32 – Da Hutou al Monte Wuyi: la strada più bella del nostro viaggio in moto in Cina
🏍 Giorno 33 – Alla scoperta del Parco Nazionale Wuyishan
🏍 Giorni 34 e 35 – Da Wuyishan a Hongcun, tra tè, montagne e antichi villaggi della Cina
🏍 Giorno 36 – Hongcun e Xidi, i villaggi antichi più affascinanti della Cina
🏍 Giorno 37 – Da Hongcun a Huangshan, lungo la strada più bella del nostro viaggio in moto in Cina
🏍 Giorno 38 – Dal Monte Huangshan allo Zhejiang, tra bambù e strade da sogno
🏍 Giorni 39 –42 – Da Baisha a Moganshan, tra foreste di bambù e la leggenda delle due spade
🏍 Giorno 43 – Da Moganshan a Shanghai, il tempo dei saluti

Il viaggio continua anche dopo il ritorno

🏍 Giorno 29 – Da Xiamen a Quanzhou: in moto lungo la Via della Seta Marittima

Viaggiare in moto nel Fujian: traffico, restrizioni e AMap

Della serie: strade da incubo 😅.
Eppure questa mattina non potevamo certo rinunciare a coprire i poco più di cento chilometri che separano le spiagge di Xiamen dall’antica Quanzhou, una delle città storiche più importanti della Cina e oggi patrimonio UNESCO.

Ormai durante questo viaggio in moto in Cina lo abbiamo capito bene: qui le motociclette non possono circolare ovunque. Non soltanto sulle autostrade a pedaggio, ma anche su diverse strade urbane e arterie a scorrimento veloce delle grandi città. Una logica che ancora oggi facciamo fatica a comprendere fino in fondo, abituati come siamo a vedere la moto trattata esattamente come un’automobile.

L’incubo ricorrente di Shang, il nostro mentore della Road Pioneer, è sempre lo stesso:
Seguite rigorosamente il percorso di AMap dedicato alle moto!” 😂

Eh sì, perché la ormai mitica AMap, l’app di navigazione più utilizzata in Cina, possiede anche una modalità specifica per motociclette. Una funzione preziosissima… peccato soltanto che nella versione inglese non esista 😱.

Così oggi, dovendo uscire da Xiamen ed entrare a Quanzhou senza infilarci in qualche strada proibita, ci siamo arresi alla versione completamente in cinese. Del resto, che problema vuoi che sia? Basta cambiare lingua e improvvisarsi navigatori orientali 😂😂😂.

Due chilometri a destra, quattro a sinistra, poi corsia obbligatoria, poi carreggiata vietata alle moto, poi uscita laterale, poi rientro nel traffico cittadino. Un continuo slalom urbano che ci ha fatto sudare più del caldo. E fortuna che i chilometri erano appena cento 😀.

Ma ne valeva assolutamente la pena. Perché come spesso accade, la Cina nasconde i suoi tesori nei luoghi meno raccontati. E Quanzhou è uno di questi.

Itinerario in moto tra Fujian, Anhui e Zhejiang_quanzhou

Quanzhou e la via della Seta: cosa vedere nell’antica città del Fujian

Situata nella provincia del Fujian, Quanzhou fu uno dei porti più importanti della Via della Seta Marittima durante le dinastie Song e Yuan, tra il XIII e il XIV secolo. Per secoli questa città rappresentò un incredibile crocevia di commerci, religioni e culture provenienti da tutto il mondo conosciuto. Persino Marco Polo la descrisse come uno dei porti più grandi e vivaci della Terra.

Oggi Quanzhou conserva ancora quell’anima cosmopolita e nel 2021 è stata riconosciuta Patrimonio UNESCO proprio per il suo ruolo nella storia marittima globale. I siti iscritti sono ben ventidue e raccontano una città dove culture differenti hanno convissuto lasciando tracce ancora perfettamente visibili.

Raggiunto l’hotel e parcheggiata la moto — perché Shang ci ha praticamente proibito di usarla in città 😂😱 — siamo partiti a piedi, cartina alla mano, alla scoperta del centro storico.

Ed è stato subito un viaggio nel tempo.

Itinerario in moto tra Fujian, Anhui e Zhejiang_vicoli di quanzhou

Templi, pagode e vicoli storici durante il nostro itinerario in moto in Cina

Dietro il nostro albergo si aprivano vicoli lastricati, antiche abitazioni in stile Minnan tipiche del Fujian, botteghe tradizionali, insegne rosse, piccoli negozi e una vitalità autentica che ci ha colpiti immediatamente. Quanzhou non sembra una città costruita per il turismo: qui la storia continua semplicemente a convivere con la vita quotidiana.

Passeggiando tra i vicoli abbiamo raggiunto il magnifico Tempio Kaiyuan, fondato nel 686 d.C., uno dei più importanti templi buddhisti della Cina meridionale. All’interno non era possibile fotografare e forse è stato meglio così. Alcune cose meritano di essere guardate senza l’intermediazione di uno schermo. I cinque enormi Buddha dorati custoditi nel tempio ci hanno lasciati sinceramente senza parole.

Accanto al complesso si innalzano le spettacolari pagode Zhenguo e Renshou, rispettivamente a est e a ovest del tempio. Due strutture ottagonali in pietra alte quasi cinquanta metri che imitano le antiche pagode in legno e che oggi rappresentano tra gli esempi meglio conservati di tutta la Cina.

Ed è proprio in momenti come questi che comprendiamo quanto sia emozionante attraversare lentamente questo paese. Respirarne la storia, osservare quanto il passato sia ancora presente, percepire come mondi apparentemente lontanissimi dal nostro siano in realtà intrecciati anche con la storia europea e mediterranea.

Di rara bellezza anche i templi dedicati a Guan Yu e Yue Fei, molto frequentati dai fedeli cinesi che entrano, pregano, accendono incensi e poi tornano alla loro quotidianità con una naturalezza che continuiamo a trovare affascinante.

Sapori del Fujian: la cucina piccante di Quanzhou 😂

Che dite, basta così per oggi?
Macché 😀. Ci resta ancora la cena.

Cucina del Fujian. Ottima, delicata… almeno sulla carta 😂.
Perché questa sera ci siamo distratti un attimo e ci siamo ritrovati davanti due piatti talmente piccanti che al solo ricordo ci torna a bruciare la bocca 🥵.

Domani magari andrà meglio. Forse 😂.

Itinerario in moto Fujian Anhui Zhejiang_lao tzu

🏍 Giorno 30 – Quanzhou tra templi, filosofia taoista e vita quotidiana nel Fujian

Quanzhou, una città antica ma incredibilmente viva

Città dalla storia lunghissima e dai monumenti preziosi, Quanzhou ci sta mostrando anche un altro volto della Cina: quello più umano, quotidiano, ospitale. Un aspetto che in realtà abbiamo ritrovato spesso durante questo viaggio in moto in Cina, soprattutto lontano dai grandi circuiti turistici.

I cinesi possono sembrare inizialmente riservati, quasi timidi nel primo approccio, ma basta poco perché si aprano con spontaneità e gentilezza.

Oggi pomeriggio, ad esempio, dopo pranzo in un quartiere vicino al mare fatto di case basse, piccoli templi e strade tranquille lontane dal centro, i proprietari del ristorante dove avevamo mangiato pesce freschissimo non hanno esitato un istante ad accompagnarci personalmente in hotel con la loro auto.

Sono piccoli gesti, certo. Ma sono anche quelli che restano più impressi.

Quando si viaggia senza programmi troppo rigidi, lasciandosi guidare più dalla curiosità che dalle tappe, capita spesso di incontrare aiuto, ospitalità e attenzione. Ed è forse anche per questo che continuiamo a pensare quanto il mondo possa essere un luogo accogliente, nonostante troppo spesso scelga ancora conflitti e divisioni 🥰😱.

Lao Tzu, il taoismo e la montagna Qingyuan

“Un buon viaggiatore non ha piani fissi e non ha intenzione di arrivare.”
— Lao Tzu

Abbiamo iniziato la giornata proprio con una delle frasi più celebri del grande filosofo cinese vissuto nel VI secolo a.C., autore del Tao Te Ching e fondatore del taoismo. E in effetti questa riflessione sembra adattarsi perfettamente al nostro modo di viaggiare.

Di prima mattina abbiamo così raggiunto la Qingyuan Mountain, il monte che custodisce la grande statua in pietra dedicata a Lao Tzu, immersa nella vegetazione e circondata da piccoli templi, pagode e sentieri che salgono lentamente nella foresta.

Un luogo di pace assoluta.

Qui ci siamo concessi una lunga passeggiata tra scalinate, bambù, alberi secolari e scorci silenziosi dove il rumore della città scompare completamente. Tutto è estremamente curato, pulito, mantenuto con attenzione. E dobbiamo dirlo: in Cina colpisce spesso il rapporto tra costo del biglietto e qualità dei servizi offerti, quasi sempre molto alta.

Camminando lungo il monte Qingyuan si percepisce chiaramente quanto filosofia, spiritualità e natura continuino ancora oggi a convivere nella cultura cinese.

Itinerario in moto Fujian Anhui Zhejiang_cristina

Templi, vicoli e la vita quotidiana di Quanzhou

Dal tempio dedicato a Confucio — anch’esso inserito nel patrimonio UNESCO — ai numerosi luoghi di culto nascosti tra vicoli e quartieri popolari, Quanzhou continua a sorprendere per la naturale convivenza di culture, religioni e architetture differenti.

Poi ancora le strade dell’antica città, la West Street piena di gente, negozi, colori, insegne luminose, profumi di cucina e motorini elettrici che scorrono silenziosi accanto alla folla.

Quanzhou ci ha davvero affascinati. Per la sua storia, certo. Ma anche per il modo in cui riesce a essere moderna senza cancellare il proprio passato. Qui la Cina non sembra mai ferma. Cambia continuamente, cresce, si trasforma, ma senza perdere completamente il legame con ciò che è stata.

E poi si mangia benissimo 😂. Questa sera abbiamo probabilmente battuto ogni record del viaggio: cena completa in due spendendo 42 yuan, poco più di cinque euro 😀.

Le luci della sera e il silenzio degli scooter elettrici

Quando arriva sera anche Quanzhou cambia volto.

Le luci pubbliche e private illuminano con discrezione i profili delle case, delle pagode e dei tetti antichi creando un’atmosfera quasi sospesa. Le strade restano affollate, vive, piene di persone, ma ciò che colpisce è il silenzio.

Centinaia di scooter attraversano la città in continuazione eppure il rumore quasi non esiste più, sostituito dal movimento silenzioso della mobilità elettrica. Una sensazione stranissima per noi europei, ma anche incredibilmente piacevole.

Domani ci aspetta una tappa importante. Entreremo nella regione delle grandi piantagioni di tè del Fujian. E sinceramente non vediamo l’ora di lasciarci sorprendere ancora 😀

Giorno 31 – Da Quanzhou a Hutou: tra montagne, templi buddhisti e piantagioni di tè del Fujian

Viaggiare fuori dai percorsi turistici in Cina

Sono ormai diversi giorni che non incontriamo un occidentale e questa cosa, lentamente, ci sta facendo capire quanto ci siamo allontanati dagli itinerari turistici più conosciuti di questo enorme e sorprendente paese.

Eppure non ci sentiamo soli. Anzi, lungo la strada continuiamo a incontrare persone curiose, sorridenti, disponibili. I cinesi si avvicinano spesso con discrezione, osservano la nostra Moto Morini X-Cape 700, si stupiscono del fatto che stiamo viaggiando in moto attraverso la Cina e, aiutandosi con i traduttori dei cellulari, cercano quasi sempre di rivolgerci qualche domanda 😀.

Questo viaggio ci sta insegnando molte cose. Forse la più importante è che noi occidentali non siamo affatto il centro del mondo. E che il nostro inglese — che noi italiani studiamo con tanta fatica 😂 — qui serve molto meno di quanto avessimo immaginato.

Itinerario in moto Fujian Anhui Zhejiang_piantagioni del te nel fujian

Lasciando Quanzhou verso le montagne del tè

Abbiamo lasciato Quanzhou con un po’ di nostalgia. Questa città ci era piaciuta fin dal primo momento e in appena due giorni avevamo già trovato una sorta di equilibrio tra i suoi vicoli storici, i templi e la sua sorprendente vitalità.

Ma il viaggio continua e altre sorprese ci aspettano.

Lasciandoci alle spalle la costa del Fujian abbiamo iniziato lentamente a entrare nell’entroterra montuoso della regione di Anxi, una delle zone più celebri della Cina per la coltivazione del tè Tieguanyin, conosciuto anche come Guan Yin Tea, uno degli oolong più famosi e apprezzati del paese.

Le strade si fanno più strette, le montagne tornano protagoniste e il paesaggio cambia ancora una volta davanti ai nostri occhi.

📍 Tieguanyin: il celebre tè Oolong del Fujian

Il Tieguanyin, conosciuto anche come “Tè della Dea della Misericordia di Ferro”, è uno dei tè oolong più famosi della Cina. Viene coltivato soprattutto nella regione montuosa di Anxi, nel Fujian, dove clima umido, altitudine e terreni ricchi di minerali creano condizioni ideali per la coltivazione del tè.

A metà strada tra tè verde e tè nero per livello di ossidazione, il Tieguanyin è apprezzato per il suo profumo floreale, il gusto morbido e le note vegetali molto fresche. Secondo la tradizione il suo nome sarebbe legato alla dea buddhista Guanyin, alla quale un contadino devoto dedicava quotidianamente offerte e preghiere. Come ricompensa, la dea gli avrebbe rivelato la posizione di una preziosa pianta di tè destinata a diventare celebre in tutta la Cina.

Il tempio buddhista di Qingshuiyan tra pace e montagne

Prima tappa della giornata il magnifico tempio buddhista di Qingshuiyan, arroccato tra le montagne nei pressi di Penglaizhen, nel distretto di Anxi.

Già la strada che sale verso il tempio merita il viaggio. Curve, vegetazione subtropicale, silenzio e poi, improvvisamente, il complesso religioso che compare tra le montagne avvolto da una pace quasi irreale.

Abbiamo passeggiato insieme ai fedeli che raggiungono il tempio per pregare, camminare o semplicemente trascorrere qualche momento di tranquillità. Lungo i sentieri si incontrano statue, piccoli padiglioni, incensi accesi e scorci panoramici sulle vallate del Fujian.

È difficile spiegare la sensazione di armonia che certi luoghi riescono a trasmettere. Forse perché in Cina spiritualità, natura e quotidianità sembrano convivere con una naturalezza che da noi si è un po’ persa.

Itinerario in moto Fujian Anhui Zhejiang_tempio buddhista di Qingshuiyan

Tra piantagioni di tè e villaggi del Fujian rurale

Gli ultimi chilometri della giornata ci hanno portati fino al piccolo villaggio di Banshan, immerso tra le montagne e circondato da piantagioni di tè che seguono il profilo morbido delle colline.

Qui il Fujian mostra un volto completamente diverso rispetto alle città costiere. Meno appariscente, meno moderno forse, ma incredibilmente vivo e autentico.

Da Banshan siamo poi scesi verso Hutou, una città che per i cinesi viene considerata di medie dimensioni ma che per noi europei appare comunque enorme 😀.

Fuori dalle rotte turistiche la Cina perde un po’ della sua spettacolarità più immediata, ma continua a mostrarsi laboriosa, colorata, piena di energia. Lungo la strada i contadini lavorano senza sosta e spesso abbiamo avuto l’impressione che la zappa sia ancora uno degli strumenti più utilizzati del paese 😂.

Per questa notte ci fermeremo qui.

Domani ci aspettano molti chilometri e probabilmente un’altra lunga giornata in sella. Ma ormai lo abbiamo capito: in Cina la strada riesce quasi sempre a ripagarti ❤️‍🔥😂

Giorno 32 – Da Hutou al Monte Wuyi: la strada più bella del nostro viaggio in moto in Cina

Attraversando il Fujian in moto tra montagne e piantagioni di tè

Giornata lunga oggi in sella alla nostra Moto Morini X-Cape 700, anzi, lunghissima 😅.Ma anche una di quelle giornate che ripagano ad ogni chilometro.

Forse ci sbilanciamo un po’, ma la strada percorsa oggi nel Fujian è stata probabilmente la più bella di tutto questo viaggio in moto in Cina 😀. Questa provincia continua a regalarci emozioni fortissime. E oggi davvero non è stata avara.

Per ore abbiamo guidato immersi tra alte montagne, curve continue, vallate ricoperte di piantagioni di tè, piccoli villaggi di contadini e antichi templi buddhisti comparsi quasi all’improvviso ai bordi della strada.

Insomma, esattamente quel genere di paesaggio che chi ama viaggiare in moto sogna continuamente.

La Cina che cambia chilometro dopo chilometro

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che ci sta colpendo di più della Cina. Nel giro di pochi chilometri il paesaggio cambia completamente.

Alle strade di montagna si alternano enormi città attraversate da larghi viali e grattacieli modernissimi, semafori sincronizzati, quartieri industriali giganteschi e zone produttive che sembrano non finire mai. Alcune ultramoderne, altre più caotiche e disordinate.

Poi però basta poco e ritornano le montagne. Tornano i tornanti, i fiumi, le foreste e quella sensazione di libertà che solo certe strade riescono a regalare quando viaggi in moto.

Ed è proprio seguendo queste strade secondarie che in serata abbiamo finalmente raggiunto il Monte Wuyi e il suo celebre Parco Nazionale UNESCO.

Itinerario-in-moto-Fujian-Anhui-Zhejiang_strade-del-fujian

Il Monte Wuyi e il grande parco naturale del Fujian

Protetto dal 1979 e inserito tra i patrimoni UNESCO, il Parco Nazionale del Monte Wuyi è considerato una delle aree naturalistiche più importanti della Cina sudorientale.

Qui convivono biodiversità, paesaggi montani, fiumi, foreste subtropicali e antichi siti spirituali immersi nella natura. Il parco ospita anche numerose specie animali rare e protette oltre a piccoli templi buddhisti e taoisti nascosti tra le montagne.

Ma questa sarà la storia dei prossimi due giorni 😀. Per oggi dobbiamo ammetterlo: siamo piuttosto stanchi 😓. Dopo oltre quattrocento chilometri ci godiamo soltanto una passeggiata tranquilla e una cena in questo elegante paese ai piedi del Monte Wuyi dove gran parte dei negozi e delle attività ruotano attorno al tè.

E anche questa, ne siamo certi, sarà un’altra scoperta interessante 😀

Giorno 33 – Alla scoperta del Parco Nazionale Wuyishan

Wuyishan: natura, tè e montagne nel cuore del Fujian

Oggi poca poca moto 😀. Giusto il tempo di raggiungere l’ingresso sud del Parco Nazionale Wuyishan, distante poco più di cinque chilometri dal nostro hotel.

A proposito: ottimo hotel. L’Atour non sarà particolarmente appariscente ma, come spesso ci sta capitando in Cina, offre servizi davvero di qualità, a cominciare dalla colazione che per noi, dopo tanti giorni di viaggio, è diventata quasi una cosa sacra 😅.

Del resto, dopo oltre trenta giorni on the road e quasi trenta alberghi diversi, dobbiamo ammettere che il livello dell’accoglienza in Cina ci ha sorpresi parecchio. Alcune strutture migliori, altre più semplici, naturalmente, ma quasi sempre con standard elevati rispetto ai prezzi richiesti. E anche questo, in fondo, è il significato del viaggio: vedere con i propri occhi, mettere in discussione i preconcetti e lasciarsi sorprendere dalla realtà.

Ma veniamo alla ciccia 😀.

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Visitare il Parco Nazionale Wuyishan

Già all’ingresso il nostro passaporto compie il primo miracolo 😂. No, non perché ci apra porte segrete, ma perché certifica senza alcun dubbio la nostra età e quindi il diritto allo sconto senior 😎.

Due giorni di ingresso al parco con bus navetta inclusi: 170 yuan in due. E con il cambio attuale ci va pure discretamente bene.

Cominciamo così la visita raggiungendo il Palazzo Wuyi per poi proseguire lungo il corso del fiume tra le celebri Nove Anse, uno dei paesaggi più iconici del Monte Wuyi.

Qui il fiume si attorciglia lentamente tra i picchi montuosi mentre il silenzio viene interrotto soltanto dal rumore ritmico delle pertiche utilizzate dai piloti delle tradizionali imbarcazioni di bambù che accompagnano i turisti lungo l’acqua.

Tra biodiversità, monasteri e filosofia cinese

Il Monte Wuyi è considerato una delle aree più importanti della Cina sud-orientale per la conservazione della biodiversità.

Foreste subtropicali, corsi d’acqua, pareti rocciose e antichi monasteri convivono qui da secoli creando un paesaggio che non è soltanto naturale ma anche profondamente culturale e spirituale.

Proprio tra queste montagne si sviluppò parte del neoconfucianesimo cinese, grazie anche alla presenza di numerosi templi e monasteri come quello di Zizhi, immerso nella quiete del parco.

Bellissima anche la passeggiata lungo il giardino di Wanchunyuan, costeggiato da bonsai e alberi perfettamente curati che sembrano quasi parte di una scenografia teatrale.

Pranzetto veloce, qualche regalino per gli amici — e poi via verso la seconda parte della giornata.

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Alla scoperta del tè Dahongpao, il celebre “tè della roccia”

Il pomeriggio ci ha portati in uno dei luoghi più affascinanti visitati finora a Wuyishan: l’area dove nasce il celebre Dahongpao, il tè più famoso delle montagne Wuyi.

Ci inoltriamo lungo una stretta fenditura nella roccia seguendo il percorso delle antiche piante di tè.
Man mano che si avanza, le pareti si stringono e le iscrizioni rosse dipinte sulla pietra nera rendono il paesaggio ancora più suggestivo.

Le sei piante originali di Dahongpao si trovano ancora oggi protette lungo la parete rocciosa. Hanno più di trecentocinquant’anni e fino al 2006 le loro foglie venivano ancora raccolte.

La leggenda del Dahongpao

Secondo la leggenda, uno studioso diretto agli esami imperiali si ammalò proprio mentre attraversava il Monte Wuyi.

Un monaco del vicino Tempio Tianxin gli preparò un infuso utilizzando queste foglie di tè e lo guarì. Lo studioso riuscì così a superare l’esame imperiale diventando funzionario di corte.

Per ringraziare il monastero tornò sul Monte Wuyi e appese la propria veste rossa ufficiale — dahongpao in cinese significa proprio “grande veste rossa” — alle piante di tè.

Da allora questo tè è diventato simbolo di prestigio, gratitudine e spiritualità.

Le piante coltivate oggi discendono da quelle originarie e crescono ancora aggrappate alla roccia. Proprio i minerali assorbiti dal terreno conferiscono al Dahongpao il suo sapore così particolare, motivo per cui i tè di Wuyishan vengono spesso chiamati anche “rock tea”, i tè della roccia.

Water Curtain Cave e gli ultimi gradini della giornata

Sembrava finita lì 😀. E invece mancavano ancora tre chilometri di cammino per raggiungere la Water Curtain Cave, la celebre Grotta della Cortina d’Acqua. Bellissima, certo… ma anche una discreta fatica 😅.

Scale ripidissime, salite continue e parecchio sudore per raggiungere una cascata che, dobbiamo essere sinceri, avremmo apprezzato ancora di più con qualche litro d’acqua in più 😂. Ma va bene così.

Anche oggi il Monte Wuyi ci ha regalato una giornata piena di natura, cultura e storie antiche.

E adesso siamo pronti per domani, qualsiasi tempo ci aspetti 💪🏻

Giorni 34 e 35 – Da Wuyishan a Hongcun, tra tè, montagne e antichi villaggi della Cina

Wuyishan sotto la pioggia: il rito del tè cinese

Nuvole basse, pioggia insistente e montagne completamente nascoste. Che fare allora?

Un’attività profondamente cinese: entrare in una sala da tè e lasciarsi guidare nell’assaggio delle diverse varietà 🍵.

A Wuyishan le tea house sono ovunque. Piccole, eleganti, silenziose. Alcune moderne, altre più tradizionali, quasi nascoste lungo le strade del centro.

Ci siamo seduti in una di queste, salutato il proprietario ed è iniziato il rito. Perché in Cina il tè è molto più di una semplice bevanda. È cultura, ospitalità, conversazione, tempo condiviso.

Ogni infusione ha il suo ritmo, ogni qualità il proprio profumo e la propria storia. Si assaggia lentamente, osservando i movimenti di chi prepara il tè quasi fossero parte di una cerimonia.

Alla fine ne abbiamo acquistati diversi tipi, fidandoci completamente dei consigli del proprietario che, dopo aver studiato attentamente le nostre personalità 😎, ci ha proposto esattamente quello che sapeva avremmo portato a casa.

📦 Il tè in Cina: molto più di una bevanda

In Cina il tè è parte integrante della vita quotidiana e della cultura tradizionale.
Bere tè significa accogliere un ospite, rallentare il tempo, condividere una conversazione.

Ogni regione produce varietà differenti e il Fujian, dove ci troviamo ora, è considerato una delle grandi patrie del tè cinese. Proprio qui nascono alcune delle qualità più celebri come il Dahongpao e il Tieguanyin.

Nelle tea house il rito dell’infusione segue movimenti precisi e ripetuti: piccole teiere, infusioni brevi, profumi che cambiano di volta in volta e assaggi continui che trasformano la degustazione in un’esperienza quasi meditativa.

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Verso Hongcun: viaggio tra montagne e piantagioni di tè

Poi è arrivato il momento di ripartire. I 388 chilometri che separano Wuyishan da Hongcun ci hanno regalato una giornata di guida bellissima.

Per lunghi tratti abbiamo attraversato montagne ricoperte di piantagioni di tè, boschi di abeti, vallate coltivate a riso e persino grandi distese di fragole protette da lunghi tunnel di nylon bianco.

Naturalmente non è mancata anche la Cina più operosa e meno poetica: larghe strade di pianura, cittadine industriali e parecchi mezzi pesanti che rallentano il ritmo del viaggio.

Ma fa parte del gioco. Ed è forse proprio questo continuo alternarsi di armonia e caos a rendere così particolare questo paese.

Hongcun: il villaggio antico patrimonio UNESCO

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo finalmente Hongcun, uno dei villaggi storici più famosi della Cina.

Adagiato lungo un piccolo corso d’acqua sulle pendici meridionali dei monti Huangshan, Hongcun è considerato uno dei migliori esempi di architettura tradizionale Hui.

L’architettura Hui è uno degli stili tradizionali più raffinati della Cina e si sviluppò soprattutto nella provincia dell’Anhui durante le dinastie Ming e Qing.

A renderla immediatamente riconoscibile sono le pareti bianche intonacate a calce, i tetti scuri in tegole inclinate, i vicoli stretti lastricati in pietra e gli eleganti dettagli in legno scolpito.

Ma dietro la bellezza estetica c’è molto di più.

Le abitazioni Hui erano progettate seguendo principi di armonia con la natura e organizzate attorno a cortili interni che garantivano luce, ventilazione e raccoglimento familiare. Acqua, ponti, canali e stagni facevano spesso parte integrante dell’assetto urbano dei villaggi creando quell’equilibrio visivo che ancora oggi rende luoghi come Hongcun così affascinanti.

Anche i dettagli decorativi avevano un significato preciso: incisioni floreali, simboli animali, iscrizioni e motivi geometrici richiamavano prosperità, longevità e protezione spirituale.

Passeggiando tra i villaggi Hui si ha davvero la sensazione di entrare dentro un dipinto della Cina imperiale.

Il primo impatto, dobbiamo dirlo, è piuttosto forte 😀. Molto turistico. Moltissimo.

Per entrare nel villaggio bisogna acquistare un biglietto anche se si dorme all’interno delle mura in una delle antiche dimore trasformate in guesthouse.

Eppure questo non sembra scoraggiare nessuno. Le strette viuzze sono affollate da centinaia — forse migliaia 😅 — di turisti che passeggiano tra negozietti, ristoranti, sale da tè e piccole botteghe artigiane.

Ma basta alzare lo sguardo o infilarsi in qualche vicolo più tranquillo per capire immediatamente perché Hongcun sia diventato patrimonio UNESCO nel 2000.

📦 Perché Hongcun è patrimonio UNESCO

Hongcun è uno dei villaggi storici più celebri della provincia dell’Anhui ed è stato inserito tra i patrimoni UNESCO nel 2000 insieme al vicino villaggio di Xidi.

Il borgo è considerato uno degli esempi meglio conservati di architettura Hui, lo stile tradizionale sviluppatosi durante le dinastie Ming e Qing nella Cina orientale.

Le sue case bianche dai tetti scuri, i canali d’acqua, i cortili interni e l’armonia urbanistica hanno reso Hongcun famoso anche nel cinema internazionale, tanto da essere scelto come set naturale per alcune scene del film “La tigre e il dragone”.

Hongcun e il fascino della Cina antica

Le antiche abitazioni delle dinastie Ming e Qing, con i muri bianchi e i tetti scuri, riflettono ancora oggi l’eleganza della cultura Hui.

Sono circa 150 gli edifici storici conservati nel villaggio e molte di queste antiche case oggi ospitano piccoli hotel tradizionali come quello suggeritoci dagli amici della Road Pioneer.

Dormire qui significa davvero vivere il villaggio anche quando la folla lentamente si dirada e il rumore lascia spazio all’acqua che scorre nei canali.

Non a caso Hongcun è stato scelto anche come location per alcune scene di “La tigre e il dragone”, uno dei film che più abbiamo amato del cinema cinese.

E sinceramente, passeggiando qui dentro al calare della sera, si capisce perfettamente il perché.

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Luci, vino di riso e la magia della sera a Hongcun

Dalle 9 del mattino alle 17 auto e moto non possono circolare all’interno del villaggio. La nostra X-Cape ha quindi trovato un angolino tranquillo in un cortile e lì resterà pazientemente ad aspettarci fino a domani 😀.

Nel frattempo ci siamo lasciati trascinare dalla vita del villaggio. Luci colorate riflesse sull’acqua, voci allegre, odori di cucina che escono dai ristoranti, piccoli bicchieri di vino di riso da assaggiare quasi per caso 🍶.

E ancora una volta ci ritroviamo immersi in quella strana miscela di tradizione, turismo, caos e poesia che in Cina sembra convivere perfettamente.

Giorno 36 – Hongcun e Xidi, i villaggi antichi più affascinanti della Cina

Tra Hongcun e Xidi alla scoperta dell’architettura Hui

Siete mai riusciti davvero, con una macchina fotografica o semplicemente con un cellulare, a catturare l’eterna bellezza?

Noi oggi ci abbiamo provato 😀.

E ci abbiamo provato lasciandoci guidare dall’antico fascino, ancora sorprendentemente intatto, di due tra i villaggi storici più belli della Cina orientale: Hongcun e Xidi, nascosti tra le montagne verdi dell’Anhui e inseriti dal 2000 nella lista dei patrimoni UNESCO.

Costruiti durante le dinastie Ming e Qing, questi antichi borghi sono considerati tra i migliori esempi conservati di architettura Hui, già raccontata nel capitolo precedente, lo stile tradizionale che caratterizza questa regione della Cina.

Mura bianche imbiancate a calce, tetti scuri di tegole grigie, decorazioni in legno scolpito, vicoli lastricati in pietra e antiche dimore appartenute a mercanti e funzionari confuciani raccontano ancora oggi la ricchezza e il rigore sociale dell’epoca.

Passeggiare qui significa attraversare un mondo fatto di cortili interni, portali monumentali, finestre strette e alte, sale ancestrali e dettagli architettonici che sembrano sospesi fuori dal tempo.

La storia di Xidi affonda le proprie radici nelle dinastie Ming e Qing, quando il villaggio divenne uno dei centri più prosperi della cultura Hui grazie ai commercianti dell’Anhui.

Furono proprio le ricche famiglie di mercanti a costruire le eleganti dimore che ancora oggi caratterizzano il borgo: cortili interni, portali monumentali, sale ancestrali e raffinati intagli in legno pensati per rappresentare prestigio, armonia e stabilità familiare.

Progettato secondo i principi del feng shui e della cultura confuciana, Xidi conserva ancora oggi l’atmosfera raccolta della Cina imperiale, dove architettura, natura e vita quotidiana erano profondamente legate tra loro.

Itinerario in moto Fujian Anhui Zhejiang_xidi

Xidi: il silenzio della Cina antica

A Xidi camminando tra le antiche case si ha quasi la sensazione che ogni pietra, ogni trave in legno scuro e ogni muro bianco abbiano ancora qualcosa da raccontare.

L’atmosfera è raccolta, quasi meditativa, soprattutto dentro le grandi sale ancestrali che per secoli hanno custodito la memoria dei clan familiari vissuti in queste montagne.

Qui la fotografia diventa quasi inevitabile 😀. Si continua a scattare senza sosta, cercando di fermare dettagli, riflessi, prospettive e geometrie perfette. Ma arriva anche il momento in cui bisogna smettere di guardare dentro un obiettivo, sedersi qualche minuto e lasciare che siano questi luoghi a parlare.

Ed è forse proprio allora che Xidi riesce davvero a mostrarsi.

📦 Cosa vedere a Xidi

Piccolo, raccolto e silenzioso più di Hongcun, Xidi è uno di quei luoghi dove il tempo sembra davvero rallentare. Qui non esistono grandi monumenti isolati ma un insieme armonico di architetture, vicoli e dettagli che raccontano la Cina delle dinastie Ming e Qing.

Le antiche dimore Hui

Passeggiando nel villaggio si incontrano eleganti abitazioni appartenute ai ricchi mercanti Hui. Cortili interni, travi in legno scuro, finestre strette e decorazioni scolpite raccontano ancora oggi il prestigio economico e culturale raggiunto da queste famiglie nella Cina imperiale.

Le sale ancestrali dei clan

Cuore spirituale e sociale del villaggio, le sale ancestrali custodivano la memoria delle grandi famiglie Hui. Ancora oggi molte conservano iscrizioni, arredi e simboli tradizionali legati al culto degli antenati e alla cultura confuciana.

I vicoli lastricati in pietra

Uno dei modi migliori per scoprire Xidi è semplicemente camminare senza meta. I vicoli stretti, le curve improvvise e i passaggi tra le case restituiscono continuamente scorci silenziosi e atmosfere fuori dal tempo.

I portali monumentali

Molte abitazioni sono impreziosite da grandi ingressi decorati che rappresentavano il prestigio sociale delle famiglie proprietarie. Simboli, incisioni e motivi ornamentali richiamano prosperità, armonia e buona fortuna.

I tetti scuri dell’architettura Hui

Alzando lo sguardo sopra i muri bianchi del villaggio compaiono i caratteristici tetti neri dell’architettura Hui, particolarmente suggestivi nelle giornate di pioggia o quando la nebbia avvolge le montagne dell’Anhui.

Tea house e piccole botteghe tradizionali

Tra le antiche case si nascondono sale da tè, atelier artistici e piccole botteghe dove la vita del villaggio continua ancora oggi mescolando turismo, tradizione e quotidianità.

Hongcun e lo Stagno della Luna

Hongcun invece sembra vivere in perfetta armonia con l’acqua. Canali, laghetti e piccoli ponti in pietra attraversano il villaggio riflettendo case e padiglioni come in un dipinto cinese tradizionale.

Il cuore del borgo è il celebre “Moon Pond”, lo Stagno della Luna, uno specchio d’acqua circondato da edifici storici e antiche residenze Hui che nelle giornate tranquille restituisce immagini quasi irreali.

30Anche qui bisogna lasciarsi guidare senza fretta lungo i vicoli stretti, osservando dettagli che spesso rischiano di sfuggire: motivi floreali scolpiti nel legno, simboli animali nascosti nei portali, antiche accademie confuciane come la Scuola del Litorale dei Salici, piccoli templi e sale ancestrali che raccontano una cultura profondamente legata all’armonia familiare e al rapporto con la natura.

Itinerario in moto Fujian Anhui Zhejiang_hong cun stagno della luna

La bellezza condivisa con migliaia di persone

Dobbiamo però essere sinceri 😀. Tanta bellezza oggi va condivisa con tantissime persone. A volte forse troppe.

I villaggi sono molto visitati e in alcuni momenti la presenza dei turisti è davvero importante, soprattutto nelle aree più famose di Hongcun.

Ma basta uscire leggermente dai percorsi principali, infilarsi in un vicolo secondario o aspettare il calare della sera per ritrovare almeno in parte quell’atmosfera sospesa che rende questi luoghi così speciali.

Ed è proprio per questo che resteremo qui ancora una notte. Per continuare a respirare un tempo antico dove la cultura Hui regolava la vita quotidiana e dove, nonostante il turismo e il passare dei secoli, molte tradizioni sembrano ancora sopravvivere adattandosi lentamente al presente.

Giorno 37 – Da Hongcun a Huangshan, lungo la strada più bella del nostro viaggio in moto in Cina

In moto verso il Monte Huangshan

Lasciandoci alle spalle i vicoli di Hongcun bastano pochi chilometri per ritrovare immediatamente quel senso di libertà che solo certe strade riescono a regalarti quando viaggi in moto.

E questa strada… beh, questa strada è davvero speciale 😀.

Non appena lasciata la pianura, l’asfalto comincia ad arrampicarsi dolcemente tra le montagne dell’Anhui e tutto torna improvvisamente perfetto: i colori della primavera, il verde tenero dei boschi, il giallo acceso della colza che illumina i campi, le curve morbide che seguono il profilo del monte e quell’asfalto liscio attraversato dalla linea gialla che sembra disegnato apposta per chi ama guidare.

Questi settanta chilometri che separano Hongcun dal Monte Huangshan sono probabilmente i più belli dell’intero nostro viaggio in moto in Cina.

Ed è forse proprio per questo che sembrano quasi prepararti lentamente alla bellezza che ti aspetta lassù.

Huangshan, la montagna più bella della Cina

Huangshan, il “Monte Giallo”, è considerato da secoli una delle montagne più affascinanti della Cina.

Picchi di granito dalle forme impossibili, pini secolari aggrappati alla roccia, nuvole che scorrono tra le vette e sentieri sospesi nel vuoto hanno reso queste montagne una fonte inesauribile d’ispirazione per pittori, poeti e filosofi cinesi.

Proprio qui nacque parte dell’immaginario della pittura paesaggistica cinese Shanshui — “Montagna e Acqua” — sviluppatasi soprattutto durante la dinastia Ming.

Secondo la leggenda fu inoltre su queste montagne che venne scoperto l’elisir dell’immortalità tanto ricercato dagli antichi imperatori cinesi, leggenda che contribuì a rendere Huangshan un luogo quasi sacro nella cultura del paese.

Oggi il Monte Huangshan è patrimonio UNESCO e uno dei parchi naturali più visitati della Cina.

Itinerario-in-moto-tra-Fujian-Anhui-e-Zhejian_Huangshan_panoram

Salire Huangshan: scale, fatica e panorami irreali

Il parco si estende su circa 16.000 ettari e basta arrivare all’ingresso per capire subito una cosa 😀: qui bisogna camminare. Tanto.

Lasciata la nostra Moto Morini X-Cape 700 al parcheggio della funivia, prendiamo soltanto lo stretto necessario per la notte e iniziamo la salita verso l’hotel che ci ospiterà in quota.

E qui arriva la parte meno romantica 😂,scale,infinite scale. Salite continue, gradini ripidissimi e tratti che sembrano non finire mai.

Dobbiamo confessarlo: in certi momenti ci siamo chiesti se ne valesse davvero la pena 😅.Poi però basta alzare gli occhi.

Il bruno del granito che emerge dalle nuvole, il verde intenso dei pini modellati dal vento, il cielo blu attraversato da banchi di nebbia e quelle prospettive immense che si aprono improvvisamente davanti a noi riescono ogni volta a ripagare la fatica.

Quasi 😀.

L’alba sul Monte Huangshan

Domattina la sveglia è fissata presto. Prestissimo 😱. Alle 5:30 ci aspetta l’alba sulle montagne Huangshan, uno dei momenti più famosi e fotografati di tutta la Cina.

Ora però siamo sinceramente distrutti 😀.Quindi se domani dovessimo arrivare con qualche minuto di ritardo… cominciate pure senza di noi 😂

Giorno 38 – Dal Monte Huangshan allo Zhejiang, tra bambù e strade da sogno

In moto dal Monte Huangshan verso lo Zhejiang

La giornata comincia nel migliore dei modi. In appena otto minuti la funivia Taiping ci riporta dai circa 1.500 metri del Monte Huangshan al parcheggio dove ci aspetta la nostra Moto Morini X-Cape 700.

Durante la discesa continuiamo a riempirci gli occhi dei profili inconfondibili delle montagne di Huangshan: picchi di granito, pini secolari sospesi sulle rocce e nuvole che sembrano giocare con il paesaggio. È uno di quei luoghi che difficilmente si dimenticano.

Rimessi casco e guanti, il viaggio può ricominciare.

Una strada che ogni motociclista dovrebbe percorrere

La tappa di oggi è una di quelle che fanno amare il viaggio in moto.

Lasciata Huangshan, la strada si snoda tra vallate verdi, torrenti, ponti, piccoli villaggi e foreste di bambù. Le curve si susseguono con naturalezza, mai monotone, accompagnandoci per chilometri attraverso una Cina rurale che raramente compare negli itinerari più conosciuti.

Itinerario in moto tra Fujian, Anhui e Zhejiang_strade da moto

Il traffico è scarso, l’asfalto ottimo e il piacere della guida cresce curva dopo curva. Ogni tanto rallentiamo senza un vero motivo, semplicemente per osservare un villaggio nascosto tra gli alberi o il corso di un fiume che segue la strada.

Verso Moganshan

Man mano che ci avviciniamo allo Zhejiang iniziamo a incontrare sempre più motociclisti. Non è difficile immaginare il motivo: domani prenderà il via il grande festival organizzato da City Traveller sulle montagne di Moganshan, uno degli eventi motociclistici più importanti della Cina.

L’atmosfera cambia lentamente. Nei distributori, nelle aree di sosta e lungo le strade si vedono gruppi di bikers provenienti da ogni parte del Paese, tutti diretti verso la stessa meta.

È bello sentirsi parte di questo movimento ancora prima che la festa abbia inizio.

La quiete dello Zhejiang

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo un piccolo villaggio immerso tra le montagne dello Zhejiang, una delle tante sorprese suggerite dagli amici di Road Pioneer.

La provincia dello Zhejiang, affacciata sulla costa orientale della Cina, è conosciuta per il suo straordinario sviluppo economico, ma basta allontanarsi dalle grandi città per ritrovare un paesaggio completamente diverso: montagne ricoperte di foreste, vallate coltivate, piccoli villaggi e una rete di strade panoramiche che sembrano progettate per essere percorse in moto.

Il nostro albergo è raccolto, silenzioso, immerso nel verde. Al calare della sera ci concediamo una passeggiata nei dintorni e una cena tranquilla, godendoci il silenzio di questo angolo di Cina.

Domani ci aspettano i tornanti di Moganshan e l’incontro con centinaia di motociclisti cinesi. La sensazione è quella di essere arrivati sulla soglia di una nuova avventura.

Perché lo Zhejiang è una meta perfetta per un viaggio in moto

Pur essendo una delle province economicamente più avanzate della Cina, lo Zhejiang conserva un entroterra sorprendentemente verde e poco conosciuto dal turismo occidentale. Le montagne che si estendono tra Huangshan, Moganshan e Hangzhou offrono centinaia di chilometri di strade panoramiche, attraversando foreste di bambù, piccoli villaggi rurali, piantagioni di tè e vallate percorse da torrenti.

Per chi ama viaggiare in moto, rappresenta una delle regioni più interessanti della Cina orientale: traffico generalmente contenuto nelle aree montane, asfalto di buona qualità e un continuo alternarsi di curve, panorami e cultura locale.

Giorni 39 –42 – Da Baisha a Moganshan, tra foreste di bambù e la leggenda delle due spade

In moto verso Moganshan attraverso le montagne dello Zhejiang

Dopo giorni trascorsi tra montagne, fiumi e strade che sembrano disegnate apposta per chi ama viaggiare in moto, anche oggi il percorso non tradisce le aspettative.

Lasciato il piccolo villaggio di Baisha, continuiamo a guidare lungo dorsali montane immerse nel verde. Le curve si susseguono una dopo l’altra accompagnando il corso dei torrenti, mentre fitte foreste di bambù avvolgono la strada creando un paesaggio che cambia continuamente ma non perde mai armonia.

Sono ormai diversi giorni che la Cina ci regala alcuni dei percorsi motociclistici più belli dell’intero viaggio. Ogni tanto rallentiamo senza un vero motivo, semplicemente per osservare un villaggio nascosto tra gli alberi o i contadini al lavoro lungo i pendii delle montagne.

Nel pomeriggio raggiungiamo finalmente Moganshan.

Arrivano motociclisti da ogni parte della Cina, gli alberghi si riempiono di moto e nei parcheggi si cominciano a incontrare vecchi amici.

Itinerario in moto tra Fujian, Anhui e Zhejiang_moganshan

La leggenda di Ganjiang e Moye, da cui nasce il nome Moganshan

Moganshan non è soltanto una splendida località di montagna. Anche il suo nome nasce da una delle leggende più celebri della tradizione cinese.

Si racconta che Ganjiang e Moye, marito e moglie e abilissimi fabbri, ricevessero dall’imperatore l’incarico di forgiare una spada perfetta. Il lavoro avrebbe dovuto richiedere tre mesi, ma i due impiegarono tre anni per realizzare due spade: una maschile, Gan, e una femminile, Mo.

Ganjiang decise di nascondere la spada maschile e consegnare all’imperatore soltanto quella femminile. Quando il sovrano lo scoprì, ordinò la sua esecuzione. Secondo la tradizione, il nome Moganshan nasce proprio dall’unione di Mo e Gan, rimasti per sempre legati a queste montagne.

Ancora oggi, durante un trekking, è possibile raggiungere il cosiddetto Sword Pond, il Laghetto delle Spade, dove la leggenda colloca la loro antica fucina.

Perché Moganshan si chiama così

Secondo la tradizione cinese, Ganjiang e Moye furono due leggendari maestri fabbri vissuti durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni (VIII-V secolo a.C.). Le spade forgiate dai due artigiani sono considerate simbolo di lealtà, sacrificio e giustizia e sono protagoniste di numerosi racconti della letteratura cinese.

Il nome Moganshan deriverebbe proprio dall’unione dei loro nomi, Mo e Gan, uniti per sempre nella memoria di queste montagne.

📦 Moganshan, la montagna dove andava in vacanza l’élite di Shanghai

Oggi Moganshan è conosciuta per le sue foreste di bambù e per il grande richiamo che esercita sugli amanti della natura e del trekking, ma la sua fama risale alla fine del XIX secolo.

Grazie al clima fresco e alle montagne che la separano dall’umidità della pianura, questa località divenne il rifugio estivo preferito delle ricche famiglie di Shanghai e delle comunità straniere che vivevano nella metropoli. Inglesi, americani, francesi e facoltosi imprenditori cinesi costruirono qui oltre duecento ville immerse nel verde, seguendo gli stili architettonici europei dell’epoca.

Molte di queste eleganti residenze sono ancora perfettamente conservate e oggi ospitano piccoli hotel, caffetterie e residenze di charme. Passeggiare tra i sentieri di Moganshan significa quindi attraversare non solo una delle aree naturali più affascinanti della Cina orientale, ma anche un luogo dove cultura cinese e architettura occidentale convivono in un equilibrio sorprendente.

Le ville storiche di Moganshan e il fascino delle foreste di bambù

Suggestiva la leggenda, ma ancora più suggestivo è il luogo.

All’inizio del Novecento l’élite di Shanghai trasformò Moganshan nella propria località di villeggiatura estiva, costruendo eleganti ville immerse tra le foreste di bambù. Molte sono oggi tutelate come patrimonio storico e alcune sono state trasformate in piccoli hotel che conservano ancora tutto il fascino di quell’epoca.

È proprio in una di queste dimore che trascorreremo le prossime notti. Dormire qui significa entrare ancora di più nello spirito di queste montagne, dove natura, storia e cultura convivono in perfetto equilibrio.

Giorno 43 – Da Moganshan a Shanghai, il tempo dei saluti

La strada verso casa

Come accade alla fine di ogni viaggio, quando si imbocca la strada del ritorno si cominciano inevitabilmente a tirare le somme. Solo che, per il momento, casa è ancora lontana.

Siamo a Shanghai, in un hotel vicino all’aeroporto di Hongqiao, da dove domattina partiremo verso Malpensa. La moto è stata riconsegnata, gli ultimi bagagli sono pronti e per la prima volta dopo oltre quaranta giorni non dobbiamo più pensare all’itinerario del giorno successivo.

Eppure facciamo fatica a sentirci davvero alla fine.

Molto più di un viaggio in moto

Questo viaggio lascia segni profondi. Ci vorrà del tempo per mettere ordine nelle emozioni, nelle immagini e negli incontri che ci porteremo a casa.

Porteremo con noi l’incontro con una Cina molto diversa da quella che spesso immaginiamo. Un Paese antico e modernissimo allo stesso tempo, profondamente legato alle proprie radici ma con uno sguardo costantemente rivolto al futuro.

Una Cina che ci ha sorpresi ogni giorno.

Il viaggio continua anche dopo il ritorno

Forse è ancora troppo presto per comprendere davvero tutto quello che abbiamo vissuto. Ogni viaggio importante continua a lavorare dentro di noi anche quando le valigie sono ormai chiuse. Ciò che unisce le persone è sempre molto più forte di ciò che le divide.

Per ora il nostro racconto finisce qui. Ci prenderemo qualche giorno per riposare, riordinare fotografie, appunti e ricordi.

Ma non per molto.

Perché nuovi viaggi sono già all’orizzonte.E, come sempre, li condivideremo con voi.

回头见 — Arrivederci, Cina. Ci rivedremo. ❤️‍🔥

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Le altre tappe del percorso