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ITINERARI NELL’INCANTO -LA VAL D’ORCIA 2

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Le terme di Saturnia

Ferragosto alle terme di Saturnia? turista fai da te? ahi ahi ahi…

Ebbene sì, motociclisti fai da te, lo sapevamo eppure ci abbiamo provato, e anche sperato. In cuor nostro abbiamo pensato che dopo due giornate da sogno immersi nell’incanto della Val d’Orcia e dopo aver sguazzato tra le pozze fangose e benefiche di Bagno Vignoni prima, dei bagni di San Filippo poi, avremmo potuto completare il tour immersi nelle cascate delle famosissime e popolarissime terme di Saturnia. Famosissime appunto, e a questo purtroppo non avevamo pensato. Un carnaio!

Un carnaio è infatti l’unico termine che ci sovviene osservando dall’alto di una curva le meravigliose cascate ricoperte interamente da corpi. Un’umanità che si muove sotto un sole luminoso ma rovente, proprio come le acque in cui sono immersi.

Non ce la possiamo fare, non è per questo che siamo qui. Restiamo così sbigottiti per qualche minuto ancora ad osservare il movimento sotto di noi prima di riprendere il cammino e tornare a macinare strada verso altri luoghi. Non ce ne pentiremo. A Saturnia e alle sue terme ritorneremo in un altro momento, magari in inverno quando le acque bollenti di queste fantastiche terme contrastano con il gelo circostante.

La provincia di Grosseto

Stiamo procedendo lungo le strade della provincia di Grosseto, che dopo la luminosa magia delle terre di Siena ci appare più cupa e disordinata. Qui la vegetazione cresce e si moltiplica in un groviglio disordinato di specie diverse di piante ma certo, possiamo ben dirlo, non meno suggestivo per tanti altri versi.

La SP10 che si apre davanti a noi e ci accompagna verso il confine con il Lazio regala molte sorprese che tra curve e dolci tornanti si aprono alla nostra moto e ai nostri occhi man a mano che risaliamo colline o attraversiamo valli. Piccoli borghi arroccati sui monti alternati a distese di natura quasi incontaminata che fanno della provincia di Grosseto non solo la più vasta della regione Toscana ma anche la meno popolata .

Facciamo la conoscenza così con Montemerano, un borgo medievale del XIII sec, oppure con Manciano che dall’alto della collina sulla quale sorge da tempi immemorabili domina sia la valle dell’Albegna che l’area del Tufo. Sì perché quella in cui stiamo entrando èun’area veramente particolare, di grande impatto storico e naturalistico, caratterizzata dalla presenza di insediamenti rupestri che si alternano a borghi di origine etrusca e romana oppure a magnifiche fortificazioni medievali. Il tutto aggredito, quasi fagocitato da una natura che qui prevale e avanza su tutto.

L’area del tufo e i suoi borghi

Splendido il paese di Pitigliano che, dopo una curva a gomito, appare improvviso ai nostri occhi giungendo dalla regionale 74 Maremmana. Quasi sospeso, a strapiombo su uno sperone, magnifico con le sue costruzioni di tufo dall’inconfondibile colore bruno, quasi violaceo. Una visita a Pitigliano è d’obbligo, non solo per ammirare l’inusuale centro storico chiamato anche “piccola Gerusalemme” per la presenza costante e di antica memoria di una comunità ebraica, ma anche per visitare caverne e siti rupestri celati dalla natura sotto la città. Qui etruschi e romani trovarono ambienti ricchi di materie prime che consentirono loro di prosperare e, non ultima, la presenza di acque termali che anche qui come in tutta la Val d’Orcia sgorgano e scorrono liberamente lungo i torrenti.

Abbandonando la SR74 per proseguire lungo la provinciale Putigliano – Santa Fior, rimarrete come noi a bocca aperta alla vista di Sorano e sicuramente, osservandola, la vostra mente correrà per una sorta di parallelismo visivo con la magnifica città di Matera. Una parte di Sorano infatti presenta i caratteristici edifici rupestri scavati nel tufo tanto da essere definita dai più la “Matera della Toscana”. Anche qui siamo sospesi su una rupe, circondati da mura possenti e dominati dallo splendido e maestoso Palazzo Orsini che sembra quasi librare nell’aria mentre tutt’intorno mura medievali circondano il borgo regalando al paese l’antica bellezza e il fascino di una struttura medievale perfettamente conservata.

Da visitare – e vi garantiamo che non vi pentirete – anche le varie necropoli etrusche e i resti degli antichi insediamenti che qui prosperarono e si moltiplicarono grazie anche alle acque termali che come a Pitigliano, calde e benefiche scorrono libere lungo i torrenti di tutto il territorio circostante il monte Amiata.

Si rientra nella provincia di Siena

Tra conche e rilievi prosegue il nostro viaggio sulla provinciale Pitigliano, o SP10, verso nord. Dopo una serie di curve, immersi nel verde lussureggiante di questo territorio, quasi all’improvviso, veniamo nuovamente circondati dai dolci colori unici della provincia di Siena. Le valli circostanti recuperano la poesia dolce delle crete senesi e inizia la salita verso Radicofani.

Siamo nuovamente all’ombra del monte Amiata che da lontano si staglia con la sua inconfondibile mole. Uno skyline che in questi tre giorni di vagabondaggio su e giù per la Val d’Orcia non ci ha quasi mai abbandonato.

Guidando verso Radicofani stiamo seguendo le tracce di uno dei personaggi più popolari di questa valle: Ghino di Tacco, figlio di nobili e banditi, a sua volta brigante  anche se “brigante buono”, come lo definì il Boccaccio, per la sua caratteristica di lasciare sempre qualcosa alle sue vittime.

Radicofani con la sua rocca abbarbicata sulla collina che domina il paese fungeva da abitazione e da quartier generale dal quale la sua banda partiva alla ricerca di malcapitati da derubare. La via Francigena, una delle arterie principali che nel medio evo accompagnavano i pellegrini o i commercianti dal nord dell’Europa sino a Roma e poi verso il sud Italia, rappresentava una delle vie principali per le sue scorribande. Lungo questa via nasce e si sviluppa la sua grande fama tornata d’attualità ai tempi della prima Repubblica con Bettino Craxi che con questo pseudonimo firmava i suoi pungenti editoriali sull’Avanti, organo di stampa del partito socialista. Sembra ieri, ma son passati 25 anni…

Probabilmente ai tempi di Ghino questo era un luogo che incuteva terrore e ansia ai poveri viaggiatori, ma oggi dall’alto della torre possiamo ammirare uno dei paesaggi più belli d’Italia e, senza essere tacciati di presunzione, probabilmente anche del mondo. Una valle dalle dolci colline dove i colori pastellati e chiari della creta si amalgamano con i raggi del sole riflettendo luci e riflessi difficilmente immaginabili.

E’ bello essere qui in questo borgo oggi pieno di turisti curiosi, accaldati e pure affamati, intenti a prendere d’assalto le piccole trattorie e osterie che offrono i prodotti tipici di questa valle: cacio pecorino, prosciutto e crostini saporiti con milza, fegatelli e ancora tanto altro annaffiato dal Brunello di Montalcino, insomma un’apoteosi di profumi per le loro – e le nostre – papille gustative.

Una passeggiata tra i vicoli che rimandano a storie e leggende dei tempi dove cavalieri si sfidavano a singolar tenzone per conquistare i cuori di dolci e bellissime pulzelle prima di proseguire il nostro viaggio così da rientrare nelle terre di Romagna prima del calar della sera.

Verso l’Umbria e il lago Trasimeno

La provinciale 178 e poi la 49 che corrono verso il lago di Chiusi superano il confine immaginario che ci separa dall’ Umbria per proseguire verso il lago Trasimeno. I dolci colori dell’argilla senesi lasciano il passo ai rossi scuri della terra e alle valli ricoperte dai girasoli. Siamo entrati nel cuore della penisola italica. Nell’unica regione non bagnata dal mare ma ricca delle acque di uno dei laghi più grandi e suggestivi del nostro paese: il lago Trasimeno su cui, difeso ora come allora dalle sue possenti mura, si protende dall’alto di un promontorio Castiglione, Castiglione del lago per l’appunto.

Anche qui i turisti sono accorsi numerosi,  immersi anche nelle calde e placide acque del lago o intenti a passeggiare tra i vicoli di questo borgo che riporta ai fasti vissuti sotto il regno di Federico II. Una breve sosta, qualche foto che possa fermare nel tempo la placida e tranquilla bellezza di questi luoghi e poi via, veloci, una piega dopo l’altra si si rientra in Toscana: nella provincia di Arezzo.

La provincia di Arezzo

Il Trasimeno ci accompagna ancora per un po’ lungo la SR71 per lasciare il passo nuovamente ai paesaggi tipici della Toscana. Due piccoli gioielli ancora da visitare prima di lasciarci andare liberamente al rombo della moto e ai tornanti che ci aspettano lungo i passi appenninici in direzione dell’Adriatico: Montecchio Vesponi e, a poca distanza, Castiglion Fiorentino. Li possiamo scorgere da lontano lungo la strada, due colline su ognuna delle quali svettano le torri di avvistamento. Torri di antica memoria quando lungo queste valli scorrazzavano eserciti mercenari al soldo dei capitani di ventura che si contendevano rocche e territori. Tempi dove l’arte della guerra era il grande business e i condottieri le star che si contendevano a suon di spade notorietà e denari.

Montecchio con il suo castello arroccato sulla cima della collina apre le porte alla valle di Chio senza però perdere di vista la Val di Chiana. Sembra che il tempo si sia fermato, immobile e identico come nel ‘400. Con la sua torre alta 30 metri e le mura dai merli guelfi regala al paesaggio un nota suggestiva e particolare. Per nostra sfortuna il castello è chiuso e non si riesce a visitare. Castiglion Fiorentino ci attende immobile sotto il caldo sole di agosto per una pausa caffè. Sotto di noi la piana alluvionale della Val di Chiana, vicino a est i preappennini ci aprono la strada verso gli adrenalinici passi tosco – romagnoli, di cui a memoria conosciamo ogni tratto, curva o buca. Siamo pronti!

Verso la Romagna

Dal passo di Viamaggio sino a Rimini si fa tutto d’un fiato. Come già raccontato spesso nelle pagine del nostro blog l’entroterra romagnolo e la valle del Marecchia che da Badia Tedalda scende verso il mare è uno degli itinerari preferiti dai centauri nostrani e qui, avvicinandosi al tramonto si capisce perché. Gli ultimi ritardatari nel rientro sono l’occasione e il pretesto per una guida più sportiva di quella che il fisico ci consiglierebbe di tenere. Stanchi ma non piegati, ritroviamo così nella nostra Romagna il gusto e la ragione che ci porta ancora a macinare strade e sentieri con la moto, la nostra moto.

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Informazioni per il viaggio

Tempi indicativi di percorrenza : 4 ore e 1 minuto – Tempo indicativo di permanenza: 1 giorno minimo

Dettagli percorso

Inizio itinerario: Castel del Piano ( GR ) – Arrivo: Castiglion Fiorentino

Note particolari
Km Percorsi

193

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