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TRA PASSI E CRINALI 1a PARTE

Questa tappa è sponsorizzata da

Questo viaggio che attraversa le Marche in moto tra passi e crinali è uno dei viaggi che abbiamo amato di più. E non solo perché abbiamo attraversato luoghi magici e unici ma anche per la vicinanza che abbiamo vissuto con queste terre ferite ma non piegate.

In viaggio tra passi e crinali 1a parte

Il nostro viaggio partirà dal nuovo centro abitato di Amatrice che, seppur ancora nel Lazio a solo qualche chilometro dal confine con le Marche, rappresenta per noi un omaggio a queste terre martoriate. Ed è così che, lasciato un centro ancora in ginocchio per i danni del terremoto, tra le casette raccolte in piccoli agglomerati e il nuovo centro commerciale, puntiamo la nostra moto verso gli affascinanti percorsi appenninici che si snodano tra vette dalle punte aguzze per condurci verso la provincia di Pesaro – Urbino e poi sconfinare in Romagna.

Passi e crinali appenninici diventeranno per qualche giorno i nostri punti di riferimento per un viaggio in moto che attraverserà un territorio dove ancora sono terribili i segni delle scosse telluriche.

 

In moto verso le Marche si parte da Amatrice

L’antico centro storico di Amatrice, abitata sin dalla preistoria e ancora oggi vivo nonostante la distruzione, è interdetto alle moto.

Corso Umberto, la via principale che attraversava il paese non esiste più, sostituita da edifici crollati e macerie. Questo borgo un tempo iscritto nella lista dei “Borghi più belli d’Italia” è quello che forse più di tutti ha pagato il tributo maggiore di vite umane e distruzione, un prezzo che ancora oggi accompagna i tanti motociclisti che qui salgono, quasi sgomenti, alla ricerca di ciò che è rimasto di questi luoghi amati per tornanti e curve mozzafiato.

Lasciamo un piccolo segno del nostro passaggio acquistando prodotti tipici della zona per poi partire verso il territorio marchigiano che già ci saluta mostrando in lontananza i profili ancora lontani dei Sibillini.

La regionale 577 ci regala sin da subito una guida divertente con curve strette che scendono verso il confine tra Lazio e Marche dentro un paesaggio che, se non mostrasse le enormi ferite causate dal sisma, regalerebbe chilometri di puro divertimento. Da qui in piega si svolta verso Retrosi, dove incontriamo le oramai note casette post ricostruzione accanto alle macerie di case distrutte, e poi ancora Moletano.

In piega verso il territorio marchigiano

Quello che più colpisce di questi luoghi, e che ci accompagnerà lungo tutto il tragitto sino a Sarnano, è il silenzio creato dall’abbandono; un silenzio unico, inquietante, perché carico ancora dei suoni e del calore della presenza umana ma senza eco, senza tracce, un silenzio sospeso in attesa che la vita, caotica e disordinata degli esseri umani e degli animali, torni a riempire gli spazi e il territorio.

Imboccata la Salaria (SS4) entriamo nel territorio marchigiano, anche qui, Arquata del Tronto ci osserva immobile e silenziosa dall’alto mentre piccoli paesi, spettrali e senza più anima, si allungano sulla strada.

 

Il massiccio dei Sibillini

La mole del massiccio dei Sibillini si avvicina. Spartiacque tra le Marche e l’Umbria dal nome evocativo che riporta il pensiero a luoghi magici e popolati da fate e folletti.

Un luogo unico per tutti i motociclisti, amatissimo e venerato, meta di incontri che anno dopo anno portano tra queste cime migliaia di bikers provenienti da tutto il mondo. Qui dunque, superato il confine con il Lazio ed imboccata la SP89 si sale verso Piedilama, che mostra impietosa la sua chiesa sventrata e le sue case abbattute, ma anche la mole del monte Vettore che osserva quasi minaccioso mentre, allungandoci sulla SP89, superiamo a malincuore e con un attimo di esitazione la svolta verso Castelluccio che da poco è stata riaperta.

Non possiamo esitare, si continua a salire lungo il versante marchigiano direzione Montegallo.

Curve, tornanti e ancora curve a gomito, carreggiata a due corsie per questa SP89, ma attenti… ci vuole prudenza. Protagonista del luogo la mole massiccia del monte Vettore, 2476 metri di altitudine per la vetta più alta dei Sibillini alla cui sommità di trova il suggestivo circo glaciale che ospita il lago di Pilato che, come narra una leggenda, ospiterebbe il corpo di Ponzio Pilato gettato nel lago sanguinante da un carro trainato da buoi.

Il piccolo borgo di Montemonaco

Bellissimo questo percorso che sale verso Montemonaco, con diversi spunti panoramici che vi indurranno sicuramente a rallentare se non a fermarvi. Qui il territorio appenninico mostra tutte le sue peculiarità: gole incassate e profonde, ripidi pendii pietrosi, declivi coperti di boschi, torrenti che scendono verso valle, questi sono i luoghi che più amiamo, duri, selvaggi ma meravigliosi nella loro immutabile bellezza. Qui troverete il bellissimo borgo di Montemonaco, per altezza il secondo comune delle Marche, fondato da un nucleo di monaci benedettini che qui si installò nell’VIII sec. d.C. dando vita ad una prospera comunità che nel Medio evo ospitava tra le sue mura anche frange eretiche del cattolicesimo che salivano quassù, tra i monti, per difendersi dagli attacchi della chiesa e trovare pace e solitudine in un ambiente duro ma aperto culturalmente alle novità.

 

Chi dice Marche dice borghi

SP83, il viaggio continua con una guida vivace che si snoda tra i crinali del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Curve e tornanti si alternano tra loro e la natura sembra aprirsi davanti a noi indicandoci la via. Accade a volte che affrontando una curva, tra gli alberi si scorgano piccoli borghi aggrappati ai cucuzzoli di qualche rupe. La particolarità di questa regione è anche questa: chi dice Marche dice borghi.

Montefortino ci saluta appollaiato sulla sua rupe, piccolo, accogliente e molto particolare. Siamo nella provincia di Fermo, ancora sulle pendici dei monti Sibillini, e Montefortino con i suoi 1117 abitanti è uno dei comuni più estesi di questa provincia: strano ma vero. Da qui ancora possiamo scorgere le vette più alte, dal Vettore al Sibilla sino al Priora mentre sulla destra scorre il fiume Tenna. Un dipinto per intensità di colori, un’ennesima prova della bellezza di questi luoghi. E poi arriva Amandola che poggia su tre colli : Agello, Leone e Marubbione, i nomi di tre castelli che ora non esistono più. Ti accoglie dentro le sue possenti mura nella piazza del paese così da essere in grado di trasmettere bella ancora oggi la ricchezza di un luogo ancora dedito alla lavorazione del legno ma soprattutto al restauro di mobili antichi e alla lavorazione del merletto.

Sarnano e il sisma del 2016

SP237 di nuovo per strada per proseguire questo viaggio attraverso le Marche in moto direzione Sarnano.

A Sarnano rientriamo nuovamente nelle atmosfere della catena dei Sibillini. Il borgo, antico e bellissimo venne fortemente danneggiato da diverse scosse nell’ultimo sisma, la più forte quella di ottobre 2016 e per un attimo si pensò fosse finita. Ma la tenacia degli abitanti della zona portò il paese ad essere il primo di tutta la zona a riaprire il suo centro storico, ferito, danneggiato ma non piegato. Qui vale la pena di fermarsi, non solo per la sua bellezza ma anche per partecipare ad uno sforzo che deve diventare collettivo, di tutto il popolo italiano. Diversi gli agriturismo, gustosi i piatti tipici della zona, grande l’ospitalità.

 

In piega verso Fiastra e il suo lago

Ancora per noi oggi non è finita, la SP120 ci attende con i suoi tornanti aguzzi in salita verso Pintura. Stiamo per entrare nell’alta valle del Fiastrone, un territorio altamente suggestivo inserito nel fantastico anello dei Sibillini. Qui il fiume Fiastrone inizia la sua corsa che, attraverso pareti a picco di roccia calcarea verrà interrotto momentaneamente a valle da una enorme diga costruita negli anni ’50 che dà vita al bellissimo lago di Fiastra, meta finale di questa giornata.

La SP120 è impegnativa ma offre ai motociclisti uno sguardo sulla valle sottostante unico ed un approdo a Pintura degno di una scalata. Pintura, rinomata località per gli sport invernali o, come oggi, degli amanti del volo libero, ci accoglie sulla cima con la vista mozzafiato su distese di ranuncoli e orchidee selvatiche oltre che uno sguardo verso il passo del Faragno, 6 km di percorso per camminatori allenati che vi porterà quasi alle porte del paradiso terrestre.

Dalla cima, in primavera e estate durante le belle giornate potrete ammirare i deltaplani che si lanciano verso il vuoto mentre voi, fortunati bikers, potete lanciarvi verso Fiastra godendo di curve adrenaliniche giù giù sino a superare il ponte (ricostruito dopo il terremoto ed oggi transitabile) ed immergervi nelle suggestioni del lago omonimo.

Il lago di Fiastra

Siamo arrivati, per oggi ci fermiamo qua, immersi in questa natura incontaminata toccata dal sisma ma talmente calma e suggestiva da richiamare ancora frotte di turisti che qui possono passeggiare tra i boschi seguendo il bellissimo percorso che porta alle lame rosse. E’ una conformazione rocciosa frutto di stratificazioni che presentano sulla cima nuda una colorazione rosso acceso che le rendono simili ai canyon dell’America centrale. Oppure, se amano il riposo possono rilassarsi lungo le sponde del bellissimo lago di Fiastra accolti da campeggi e bed and breakfast che non si sono piegati alla tragedia ma hanno avuto la forza e il coraggio di riprendere la loro vocazione turistica offrendo a noi la possibilità di continuare a godere di questo paradiso.

Stesi sotto la nostra tenda possiamo finalmente concederci una notte di riposo dopo questa giornata passata a guidare ma anche a riflettere e osservare un territorio che rischia di scomparire.

Domani si riparte verso le alte vette del Catria ma per stasera possiamo ancora farci cullare dal fruscio del vento magico di Sibillini.

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Informazioni per il viaggio

Marche in moto tra passi e crinali a1 parte

Dettagli percorso

Inizio itinerario: Amatrice – Lunghezza itinerario: 123 Km. – Tempi indicativi di percorrenza : 3 ore – 2 giorni consigliati Arrivo: Fiastra

Note particolari
Km Percorsi

123

Le altre tappe del percorso

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