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MARCHE IN MOTO – ALLA SCOPERTA DI CARLO MAGNO

Questa tappa è sponsorizzata da

Prologo: una moto ed un viaggio da organizzare

A volte capita, facendo ricerche per progettare i  nostri viaggi, di incontrare storie che nel tempo sono diventate leggende, altre volte invece leggende che  possono trasformarsi in storie, anzi in una storia suggestiva e appassionante che, proprio come questa, può far discutere, può incuriosire e pure affezionare. Una storia che coinvolge un territorio che noi amiamo particolarmente e un personaggio purtroppo tanto importante e amato quanto poco conosciuto: Carlo Magno.

I luoghi sono quelli della valle del Chienti, protagoniste le meravigliose abbazie imperiali sparse sul territorio. Una storia che a prima vista potrebbe apparire quasi surreale ma che, approfondendola, dimostra passo dopo passo la sua consistenza. I personaggi si muovono all’interno dell’impero Carolingio ed a guidarli è il re dei Franchi che nella notte di Natale dell’anno 800 d.C. verrà incoronato a Roma imperatore del Sacro Romano Impero.
A raccontarla è il professor Giovanni Carnevale che, non senza sorpresa, colloca Aquisgrana e la tomba di Carlo Magno proprio nel cuore delle Marche, nell’abbazia di San Claudio a Corridonia.
Che dire… all’inizio si resta allibiti, ma presto lo scetticismo lascia spazio alla curiosità e alla voglia di approfondire la conoscenza di un territorio e un periodo suggestivo e per tanti versi misterioso come quello del Medio Evo. Eccoci dunque a puntare le ruote della nostra Morini Scrambler verso la città di Civitanova Marche per dare inizio a un viaggio alla scoperta di queste meravigliose abbazie che si stringono intorno ad un lembo di terra relativamente piccolo ma al contempo bellissimo.
Approfondendo gli studi inizia a delinearsi un itinerario. Il professor Carnevale spiega che il nome Aquisgrana deriverebbe dalla  locuzione “Aquas Grani” che potrebbe rimandare ad un santuario dedicato al dio Granno, dio romano della salute e delle sorgenti curative, situato proprio vicino all’antica città romana di Urbisaglia ( Urbs Salvia ). Eccoci così, come i grandi esploratori di un tempo, aprire la cartina delle Marche per immergerci, con la mente prima ancora che con la moto, dentro questa fantastica suggestione.
A dar corpo e sostanza alla teoria di Carnevale – e degli altri studiosi che ne supportano con studi approfonditi le tesi – altri dati come le testimonianze datate intorno al 1550 che indicano nella zona la presenza di un palazzo noto come “Palazzo di Re Carlo”.  Ma è la raffinata ricostruzione cronologica dei fatti che ci fa sobbalzare sulla sedia. Racconti scritti da testimoni dell’epoca, infatti, collocano Carlo Magno a Roma per l’incoronazione a Imperatore del Sacro Romano impero nella notte di Natale dell’800, ad Aquisgrana nel marzo dell’ 801 e a Spoleto nell’aprile dello stesso anno. Una cosa praticamente impossibile in un lasso di tempo così relativamente breve tenendo conto dei mezzi e dello stato delle vie di comunicazione d’allora, nonché che il nuovo difensore della Cristinità avrebbe dovuto spostarsi non certo in solitudine ma con corte ed esercito al seguito. 
Bene, per il momento non serve altro e con la curiosità che oramai ha raggiunto livelli non più contenibili eccoci già di prima mattina in uscita da Civitanova Marche pronti ad  imboccare la Provinciale 10 per salire in collina verso il borgo antico di Civitanova Alta.

In moto si guida verso le vallate del Chienti

Le antiche porte che insieme alle mura castellane del XV sec. racchiudono questo piccolo borgo ci accolgono per un veloce passaggio in moto. E’ un luogo oltremodo carino e ben tenuto, circondato com’è dalle morbide colline marchigiane da cui si gode una bellissima vista verso il mare.
Proseguendo lungo la SP10, a pochi chilometri su una collinetta più alta delle altre, avvistiamo Montecosaro inserita nella lista dei borghi più belli d’Italia. Impianto urbanistico altomedievale, cinta muraria del 1300, piccole strade dove le case si appoggiano l’una alle altre, antiche torri d’avvistamento. Un sogno dal quale bruscamente ci si sveglia all’apparire dei primi segni, lasciati qui come in tutta la provincia di Macerata, dall’ultimo terremoto che solo qualche anno fa a messo in ginocchio tutto il centro Italia. 
Proseguendo lungo la provinciale 10, lasciate alle spalle le numerose piccole e medie industrie che qui trovano spazi e possibilità di lavoro, ritroviamo ben presto i colori decisi e le armonie tipiche di questo dolcissimo territorio e dopo un tratto di piccole curve e dolci tornanti giungiamo finalmente all’abbazia di San Claudio, la suggestiva basilica che dovrebbe ( usiamo il condizionale ) aver ospitato la tomba di Carlo Magno.

L’abbazia di San Claudio e la suggestione di un grande Re

All’esterno due torri circolari di modello ravennate, all’interno un pianta a forma di croce greca a completare la suggestione un contesto paesaggistico che pare essere rimasto immutato nel tempo.
Furono davvero sepolte in questa abbazie le spoglie mortali di Carlo Magno? E’ possibile credere a questa appassionante ricostruzione del professor Carnevale? Gli associati del Centro studi di San Claudio al Chienti (http://centrostudisanclaudioalchienti.blogspot.com/) che ci accolgono ne sono più convinte e con un percorso guidato dentro la chiesa ci raccontano di fatti e documenti ad avvalorare la tesi.
E così si riparte dal ruolo di Aquas Grani, la “nuova Roma” fatta costruire da Carlo di fianco alla città romana, e da una mappa dell’abbazia che assomiglierebbe a quella fatta erigere a Germigny des Prés in Francia vicino ad Orleans che lo stesso abate di Saint Bernoit sulla Loira Teodulfo dice di aver fatto costruire a somiglianza della cappella palatina di Aquisgrana ma che, a ben vedere dai disegni delle piantine, non ci assomiglia proprio per niente. Ma la più affascinante osservazione, quella che ci convince maggiormente, è quella che il professor Carnevale indica come il fattore decisivo che ha fatto nascere l’equivoco, e cioè che Federico I, noto come il Barbarossa, avrebbe trafugato i resti di Carlo Magno da San Claudio per portarli con sé in Germania e farli seppellire ad Aachen nella cappella palatina. 
Un’ora abbondante di appassionati racconti che vi sveleranno anche gli arcani più nascosti di questa meravigliosa abbazia capaci, al termine della visita, di lasciarci ancora più incuriositi dalla figura di questo grande personaggio storico che, a prescindere da dove visse o morì veramente, ha segnato il corso della storia che oggi noi ereditiamo insieme alla consapevolezza di essere, noi europei, un unico grande popolo con un’unica grande cultura.

In moto alla scoperta di indizi

Al momento di rientrare lungo le provinciali marchigiane saprete già dove andare: prima tappa Urbisaglia e poi San Ginesio dove potrebbe essere stato sepolto il padre di Carlo: Pipino detto il Breve.
Giungiamo a Corridonia, l’antica città romana di Pausulae. Anche qui purtroppo le ferite causate dall’ultimo terremoto sono ben visibili anche se non tolgono nulla o quasi alla suggestiva bellezza di questo borgo racchiuso dentro le mura del suo castello.
Sp36 si guida verso Petriolo, un altro gioiello incastonato tra le colline tra la valle del fiume Fiastra e quella del Cremone. Anche Petriolo come molti borghi della zona può vantare origini romane. Racchiuso tra alte mura gode di una fantastica vista verso le vette dei Sibillini mentre il mare Adriatico risplende ad est di un azzurro intenso. Guidiamo all’interno del borgo lungo strette viuzze e case in mattoni tipiche dei borghi medievali per poi, con un guizzo,  imboccare una delle porte d’uscita e via, inseguendo il profilo dei Sibillini si parte verso la riserva naturale di Fiastra.

Le Marche e il monachesimo

La storia e le vicende che circondano le numerose abbazie delle Marche sono un capitolo avvincente e ancora in gran parte da approfondire. Tra le prime aree geografiche in Italia ad aver permesso il nascere del monachesimo le Marche contano un numero importante di strutture che che permisero a questo fenomeno religioso, nato in oriente nel III secolo d.C. e diffusosi in occidente in particolare dietro la spinta di San Benedetto da Norcia dal VI secolo in poi, di godere di fama e di prosperità.
In particolar modo le abbazie, sorte anche a breve distanza l’una dall’altra lungo le vie percorse dai pellegrini in viaggio verso Roma o la Terra Santa, ricoprirono nel tempo funzioni primarie di aiuto al sostentamento della popolazione ma favorirono anche al formarsi di nuclei economicamente indipendenti, dove l’attività culturale e sociale trovava terreno fertile di sviluppo. Questi modelli di società basati sulla dignità del lavoro e della preghiera infatti rappresentarono l’inizio di un nuovo modello di vita che, diffondendosi in tutta Europa, creerà le premesse di un radicale processo di formazione della civiltà occidentale. L’Abbazia di Fiastra era uno dei centri più importanti di tutto il territorio e ancora oggi, passeggiando lungo le mura del monastero o entrando nella bellissima chiesa in stile romanico, possiamo cogliere gli echi di tanta vitalità ed esserne risucchiati.

In moto verso San Ginesio

Pochi chilometri di strada lungo la SP83 e ci troviamo immersi nuovamente in un’altra realtà. Si sale lungo il colle di San Biagio per raggiungere Urbisaglia, l’antica città romana di Urbs Salvia. Qui oltre alla piccola ma particolarissima rocca costruita all’inizio del ‘500 probabilmente sopra i resti dell’antico campidoglio di epoca romana possiamo visitare alcune chiese. Ma è a pochi chilometri di distanza che ritroviamo le tracce non solo di un’antica città romana ma anche del professor Carnevale convinto che, oltre agli antichi resti capitolini che si possono visitare, vi si possano trovare anche quelli dell’antica Aquisgrana sede del regno di Carlo. Ed ecco così che si ritorna a pensare che forse l’imperatore passeggiò lungo queste contrade e visse in questi luoghi. Veramente suggestivo!!
Ma non è tutto, gli studi del Professor Carnevale e di altri storici non si fermano a Carlo ma tentano di ricostruire e ridisegnare la storia dell’alto medio-evo partendo da Carlo Martello il capostipite dei Franchi che nel 716 viene inviato ancora molto giovane dalla matrigna in Italia per allontanarlo dalla corte merovingia.
Qui il giovane Carlo riprende possesso di terre a lui appartenute ma spopolate e lasciate in abbandono da guerre ed epidemie. Circondato da esuli franchi e aquitani ricostruisce un territorio, quello compreso tra le aree del Piceno e della Sabina che si colloca all’interno di un quadro politico dove i Longobardi a Pavia, la chiesa a Roma e l’impero bizantino a Ravenna si contendono e si dividono da tempo. I “Franchi”, così chiamati perché considerate popolazioni di esuli aquitani libere e quindi non cives del passato impero romano, prosperando dilagarono nei territori circostanti che dai Sibillini giunggevano sino all’Adriatico formando un territorio che veniva comunemente chiamato Francia, quando ancora l’attuale territorio oltralpe era indicato come Gallia.

Una notizia confermata da diverse fonti, tra cui quella eccellente contenuta nella “Vita di san Francesco” in cui si racconta come la madre, Madonna Pica, fosse nata in “Francia” e il padre, Pietro di Bernardone, commerciasse stoffe coi francesi: “la madre gli mise nome Giovanni; ma, tornato il padre dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare il figlio Francesco”.
Ecco quindi che torniamo alle teorie del professor Carnevale che diventano sempre più reali e condivisibili. Fermiamoci un attimo qui e godiamo dei paesaggi della valle del Chienti mentre scendiamo lungo la SP78 direzione San Ginesio. Oramai i profili dei Sibillini fanno da sfondo al nostro viaggio rendendo la guida leggera ma suggestiva. Siamo all’interno del Parco Nazionale dei Sibillini e San Ginesio è come un balcone dal quale si possono ammirare le bellezze di questi luoghi. Il borgo che porta il nome del protettore di attori e artisti è diviso in quattro rioni che ogni anno si sfidano nel Palio. Ad accoglierci le antiche mura del XIV sec. abbellite da torri e torrioni e al suo interno il suggestivo Ospedale dei Pellegrini costruito nel XIII sec. Una storia antica quindi, dove la Collegiata di San Ginesio che raccoglie le spoglie del santo costituisce una delle sue maggiori attrazioni.
Siamo nel territorio di Carlo Martello e di suo figlio Pipino i quali, approfittando dell’apertura in quel periodo della via Francigena che da Roma portava pellegrini e commercianti verso il nord dell’Europa, costituiscono un esercito pendolare che nel periodo estivo si scontra con gli arabi che cercano di svalicare i Pirenei e dilagare in Europa mentre in inverno tornava nella “dolce Francia”, proprio qui dove siamo noi, in questa terra oggi provata da un disastroso terremoto che porta i suoi devastanti segni anche qui in questo borgo.

San Ginesio e la Tomba di Pipino e sua moglie Berta

Pipino nasce qui in Val di Chienti, in un territorio popolato a quei tempi da greci, bizantini, romani, longobardi, franchi, sassoni, per non parlare dei piceni e dei celti, le antiche popolazioni che abitavano le valli. Qui il padre Carlo aveva fatto edificare la chiesa di Saint Demis ( San Ginesio ) e da qui Pipino muoverà guerra ai Longobardi, una guerra che si protrarrà per tutta la sua vita e verrà ereditata dal figlio Carlo. La chiesa purtroppo oggi è chiusa e transennata, ma qui noi sappiamo che le spoglie di Pipino e sua moglie Berta hanno trovato riposo eterno come sappiamo che, se le tesi del professor Carnevale trovassero prove inoppugnabili, dovremmo concordare con lui che le vicende più importanti e significative per la futura società occidentale si svolsero in un territorio magnifico ma circoscritto proprio come quello che noi oggi stiamo attraversando.

Di nuovo in moto a spasso per le Marche

SP126 si riprende la via del nord verso Tolentino. Curve e piccoli tornanti che attraversano un territorio di alte valli. Impossibile per noi attraversare questi luoghi senza fare una sosta anche solo per una breve visita alla città. Magnifici, da lasciare senza fiato, il ciclo di affreschi trecenteschi ultimamente attribuiti al pittore Pietro da Rimini, dipinti all’interno della basilica e monastero di San Nicola. La stessa basilica lascia i visitatori emozionati e senza fiato per la sua raffinata bellezza e, anche se oggi purtroppo tutto il complesso è transennato e imbracato a causa degli ingenti danni causati dal sisma del 2016, è difficile non lasciarsi andare all’emozione
SP128, ci stiamo velocemente allontanando dalla capitale del probabile regno di Carlo Magno, Aquisgrana, Abbazia di San Claudio, Urbisaglia, San Ginesio e ancora Amandola, nel cuore dei Sibillini dove sembra che il crocifisso ligneo che si trova nella chiesa conventuale di San Francesco raffiguri il re dei Franchi e imperatore del Sacro Romano Impero.

In moto verso l’Adriatico

Le bellissime colline marchigiane si aprono nuovamente al passaggio della moto mentre si rientra verso l’Adriatico. La valle del Potenza, che nasce dal monte Pennino, ci regala il borgo di Treia appoggiato su una lingua di arenaria che domina tutta la valle. Di antiche origini romane ma fondata dai Piceni, oggi Treia si stringe dentro le sue mura e offre ai viaggiatori una bellissima piazza con un belvedere da cui lo sguardo può spaziare verso il mare e le colline circostanti. E ancora, ecco Appignano il borgo più piccolo ma affascinante della provincia di Macerata.
Dopo alcuni chilometri, scavalcando una linea invisibile, entriamo nella provincia di Recanati non solo per onorare il suo più illustre personaggio, quel grande poeta che fu Leopardi, ma anche perché all’improvviso i rilievi si addolciscono, i colori diventano più intensi ed anche la natura, col suo ridisegnare i paesaggi, contribuisce ad aumentare l’armonia del luogo.
Lungo la strada, affascinante e unica, ecco la torre del castello di Montefiore circondata da mura difensive circolari e posta esattamente al centro del contrafforte.
E più avanti la città di Recanati che ci appare abbarbicata sulla collina lungo la SP82.
Curve e dolci tornanti stanno rendendo piacevole la giornata di viaggio che sta volgendo al termine. Prima di lasciare le Marche e il nostro imperatore Carlo che sentiamo ora molto più vicino a noi, un saluto è d’obbligo a uno dei luoghi simbolo della spiritualità e della storia di questa regione: Loreto. Magnifica con la sua maestosa basilica, pregna com’è di religiosità mistica che avvolge tutti credenti e non. 
E mentre ci mescoliamo alla folla di fedeli e viaggiatori che arrivano qui da ogni parte del mondo, ripensiamo alla storia che abbiamo raccontato in questo viaggio: Aquisgrana e Carlo Magno governarono veramente l’Europa dalla Valle del Chienti? No quasi quasi ci crediamo e con questa consapevolezza salutiamo il tramonto che sta avvolgendo il monte Conero laggiù adagiato sul mare Adriatico. Esiste una terra più affascinante, suggestiva, ricca, poetica dell’Italia?

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Informazioni per il viaggio
Dettagli percorso
Note particolari
Km Percorsi

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