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IN VIAGGIO LUNGO IL DELTA DEL PO 2 PARTE

Questa tappa è sponsorizzata da

Sospesi tra cielo e acqua – continua il nostro viaggio lungo il delta del Po con la 2 tappa

Se ora vi raccontassimo di essere nel centro storico di una città che sorge su un gruppo di isolette divise da canali e collegate tra loro da ponti il vostro primo pensiero andrebbe alla mitica ed unica città di Venezia. Non è così. Ci siamo appena risvegliati in un Bed and Breakfast lungo un canale della città di Chioggia pronti a ripartire per far ritorno a casa e riscendere attraversando il Delta del Po sino a Rimini.

Si riparte da Chioggia

Siamo in una città fortemente suggestiva e affascinante, città prevalentemente abitata da pescatori che, nonostante l’assalto dei turisti, non ha perso la sua vocazione marinara, che anzi ha sviluppato in maniera sorprendente, consentendo al forestiero di vivere appieno l’atmosfera di un luogo genuino e unico dove è possibile immergersi e vivere gli usi e i costumi di una comunità che dal mare non solo trae le proprie origini ma ancor oggi il proprio sostentamento.

Che sia di prima mattina o sul far della sera, a tutti consigliamo una passeggiata lungo i banchi dell’antico mercato del pesce dove troviamo esposti in bella mostra le famose vongole veraci di Goro insieme a polipi, gamberi e gamberoni. Chioggia è avvolgente e sensuale, qui si respira aria di laguna, calda e dai sapori salmastri che ti avvolgono insieme ai colori delle barche ormeggiate lungo i canali su cui si affacciano palazzi che riportano  all’antico splendore della Repubblica di Venezia. Niente è artefatto a uso e beneficio dei turisti ma tutto maledettamente autentico.

Ci perdiamo così, a zonzo sulle stradine e attraverso i canali mentre dall’altro lato della laguna, l’isola dell’unione con il suo ponte omonimo ci collegano a Sottomarina, la parte di Chioggia più legata – e non da oggi –  con i suoi hotel e stabilimenti al turismo balneare.


Chioggia: mercato ittico

In moto verso il delta

Salutiamo questa città che già amiamo per rientrare, verso sud, sul Delta ed attraversare la Via delle Valli.Un tratto di Romea, oggi meglio conosciuta come SS109, l’antica consolare che accompagnava i viandanti e i commerci che scendevano vero Roma collegando nord e sud d’Italia, per poi attraversare nei pressi di Cavanella d’Adige il bellissimo e possente fiume omonimo per rientrare nelle atmosfere del Delta. Stiamo per attraversare la Via delle Valli, una striscia di terra sottile sospesa tra cielo e acqua dove lo sguardo si perde verso l’orizzonte ipnotizzato dall’azzurro della laguna che sembra non avere mai fine.

Scendiamo come protagonisti di un sogno accompagnati da gruppi di motociclisti che come noi si godono le suggestioni di questo lembo di terra unico al mondo. La moto scorre quasi scivolando sull’acqua per poi tornare, momentaneamente, verso l’interno.

Nel cuore del Delta – Mesola e Pomposa

Ritroviamo così Mesola, bastione difensivo della famiglia degli Estensi che profusero grandi risorse e impegno per bonificare il territorio allora bagnato da mare. Ritroviamo la splendida testimonianza del castello costruito per essere un grande centro civile e militare in grado di contrastare la potente Repubblica della Serenissima.

Si continua a scendere, vorremmo tanto fermarci a Pomposa per una visita alla grande abbazia benedettina che attorno all’anno Mille fu baluardo dell’incessante battaglia per la difesa d ei territori rubati alle acque. Fu infatti attorno ai monaci Benedettini dell’Abbazia di Pomposa che, a cavallo dell’anno Mille, presero corpo numerosi interventi di bonifica delle zone paludose circostanti. Ma la rotta del fiume, avvenuta nel XII secolo a Ficarolo, sconvolse in un attimo l’equilibrio di queste terre deviando verso nord il corso principale del Po e portando al progressivo esaurirsi i rami meridionali del Volano e del Primaro.

Fu l’inizio di un degrado ambientale che distrusse lentamente il lavoro di bonifica attuato dai monaci, costringendoli verso la fine del ’400 ad abbandonare l’abbazia alla volta di Ferrara per le condizioni malsane dell’ambiente. Ma della storia dell’abbazia rimangono tracce artistiche uniche e imperdibili.


Mesola

In moto lungo il delta del Po – arrivo a Pomposa

Il campanile  ci appare da lontano, maestoso a testimoniare un passato di preghiera e di lavoro ma anche un movimento culturale ed artistico che da qui si irradiava verso le zone circostanti. Risalente al IX sec. quella di Pomposa è una delle abbazie più importanti del nord Italia, di dimensioni minori inizialmente e circondata dalle acque del Po di Goro, del po di Volano e del mare si ingrandì negli anni.

Grazie alla presenza dei monaci amanuensi che qui risiedettero l’abbazia godette di grande considerazione  sino al 1653 anno in cui il monastero venne soppresso.

Di grande interesse, specialmente per noi riminesi gli affreschi che possiamo ammirare nella sala del refettorio del monastero opera di un allievo di Giotto della scuola riminese e di intensa bellezza. Passeggiamo estasiati tra le volte e le navate della chiesa e ci mescoliamo volentieri ai gruppi di turisti in visita come noi ai tanti capolavori italiani disseminati lungo questa bellissima terra chiamata Italia.


Abbazia di Pomposa

Si rientra verso Codigoro

Risalendo sulla moto ci sentiamo appagati e sazi di tanta bellezza. Proseguiamo il nostro viaggio che sembra sempre più sospeso tra terra, arte, bellezza e acqua; tanta acqua. Svoltiamo per Codigoro, abbandonando per un momento il mare e le lagune.
Nei pressi del paese , nello specifico a Marozzo incontriamo uno dei simboli dell’incessante lotta dell’uomo che prende il nome di Grande Bonifica Ferrarese, ed è l’impianto idrovoro di Marozzo lungo il ramo del Po di Volano. Una testimonianza unica che vide la luce nel 1873 quando, inizialmente spinte dalla forza del vapore, entrarono in funzione le “ruote-pompe”. Da allora, per oltre un secolo, l’impianto idrovoro di Marozzo ha continuato a sollevare e scaricare nel Po di Volano tutte le acque provenienti dalle valli facendo emergere 17.000 ettari di nuovi terreni per la coltivazione agricola. Una battaglia incessante, proseguita seguendo l’evoluzione della tecnica fino al 1986, a testimonianza di una lotta mai vinta e oggi raccontata dentro quegli spazi da un ecomuseo

L’ecomuseo di Marozzo

Tutto questo viaggio ci avvicina all’uomo, al suo ingegno ma anche al sudore della sua fronte e al lavoro delle sue braccia. Niente sarebbe stato possibile su queste terre senza il lavoro degli operai e delle macchine e proprio qui in questo museo  assorbiamo la storia dell’uomo semplice, del lavoratore. La storia semplice ma importante di una quotidianità fatta di lotta e di lavoro. Queste sensazioni ci accompagnano sino a Comacchio che, di lì a poco, dopo aver attraversato canali e laghi artificiali sul Po di Volano, incontriamo.


Idrovora e ecomuseo di Marozzo


Comacchio

Comachio e le suggestioni del delta

Cumaculum (piccola onda) o  (raggruppamento di  dossi), viene fondata dagli etruschi già stanziati nella vicina Spina e deve sin da subito confrontarsi con l’elemento predominante della zona; l’acqua.
Sorta infatti da raggruppamenti di terraferma che nascono tra la foce del Po di Primaro e il mare deve organizzare tutta la sua struttura sia urbanistica così come economica nel massimo rispetto dell’acqua che la attraversa e la circonda. Oltre a questo la sua storia si intreccia con quella della Repubblica di Venezia in un alternarsi di saccheggi e rivincite delle loro flotte.Il centro storico costruito su piccole isole comunicanti tra loro attraverso ponti è romantico e suggestivo.

Quattro passi nel centro di Comacchio

Possiamo ammirare passeggiando la torre dell’orologio risalente al trecento e il complesso architettonico  dei Trepponti del 1600 e così via sino alla bellissima Loggia dei mercanti del grano dove ancora oggi, seduti al bar sorseggiando un caffè, possiamo immaginare il fermento e l’attività che si intrecciava sotto queste arcate. Non possiamo lasciare Comacchio senza aver assaggiato l‘anguilla, il piatto forte che qui diventa grande protagonista della zona che celebra la particolarità dei suoi sapori attraverso numerose sagre e ristoranti o trattorie specializzate.

Il delta del Po e la sua magia

Rientriamo, dopo pranzo, nuovamente nelle atmosfere lagunari del delta lasciandoci alle spalle la signorile bellezza di questa città che da sola meriterebbe un viaggio.  Ancora acqua e capanni da pesca,  casoni, allevamenti ittici che hanno dato fama, lustro e oggi ricchezza a questi luoghi. Scendiamo lungo l’Argine Agosta come immersi in un altro mondo; una stradina ad una corsia senza alcun segnale che ci indichi la sua e la nostra presenza in questo mondo, sospesi come in un sogno in cammino  verso il mare. 
All’altezza di Sant’Alberto attraversiamo il fiume Reno con un traghettino abbandonando l’argine sud delle Valli di Comacchio; abbiamo un appuntamento al quale non intendiamo mancare, siamo diretti alle Mandriole per una visita che sentiamo dovuta a una donna speciale che ha fatto la storia del nostro paese: Anita Garibaldi.


Idrovora e ecomuseo di Marozzo

Una grande donna – Anita Garibaldi

Un cippo la ricorda nel luogo che l’ha vista morire il 4 agosto 1849 dopo una vita consacrata agli ideali di giustizia sociale e libertà che la videro impegnata prima in Brasile e poi in Italia al fianco del marito Giuseppe Garibaldi, eroe ed eroina dei due mondi.
La fattoria che ha ospitato gli ultimi momenti di una vita fantastica quale la sua è stata ristrutturata e mantiene intatta nel tempo una magica atmosfera. Ai tempi di Anita il territorio era ancora selvaggio e paludoso, infestato dalle zanzare e dalla malaria, oggi in una calma quasi irreale la ricorda un cippo che però non rende giustizia da una figura femminile che seppe combattere battaglie a fianco del marito con la spada sguainata ma anche pregiudizi e limitazioni facendo di lei una donna libera. 

Un cippo alla memoria

La sua vita meriterebbe maggiore attenzione anche perché combattè e morì per regalare al nostro paese un futuro diverso. Invitiamo tutti a rileggere la sua storia come abbiamo fatto noi che oggi siamo qui sotto la pioggia che cade sempre più incessante e ci spinge al ritorno frettoloso verso Rimini. Un viaggio, quello attraverso il delta del Po, affascinante ma anche istruttivo oltre che un piacere tutto particolare averlo affrontato in sella alla nostra moto. Torneremo su queste terre anche solo per assaporare nuovamente  le atmosfere, i colori e i sapori di un lembo di terra tra cielo e acqua.


Cippo in onore di Anita garibaldi

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Informazioni per il viaggio
Dettagli percorso

Chioggia – Tempi indicativi di percorrenza: 3 ore e 55 minuti– Tempo indicativo di permanenza: 1 giorn –  Arrivo: Rimini

Note particolari
Km Percorsi

194

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