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MARCHE IN MOTO – NUVOLE NERE SUL MONTE NERONE

Questa tappa è sponsorizzata da

Succede spesso che nel nostro motovagabondare a cavallo tra Romagna e Marche (quelle vicino a casa nostra) scorrendo le cartine e le mappe aperte sul tavolo ci si lasci coinvolgere dal nome dei luoghi, specie di quelli capaci d’evocare stimoli e fantasie. Ogni nome una storia che nell’organizzare il nostro viaggio ci piace approfondire e conoscere. Monte Nerone ad esempio, che da qualche tempo, in maniera ricorrente, tornava a spiccare sotto i nostri occhi come un toponimo sinistro.

 Nerone come l’imperatore romano? no anche se queste terre antichissime e vivaci ospitarono questo grande popolo come, prima di lui, gli etruschi, i piceni, gli umbri e ancora prima gli uomini del neolitico. Leggendo meglio però troviamo comunque un romano, il console Gaio Claudio Nerone che durante la battaglia del Metauro contro i cartaginesi inseguì i Galli sino alla vetta che, sembra, da allora prese quel nome. Dopo approfondite ricerche abbiamo deciso di preferire però una versione più semplice, ovvero quella che il nome tragga origine dall’aspetto del monte, spesso circondato da nuvole nere.

Il viaggio verso la meta è uno spettacolo tutto da vivere e la moto sembra essere dello stesso parere visto che di sotto nel garage ruggisce impaziente sillabando: Ne-ro-ne Ne-ro-ne, Ne-ro-ne!!! Ahaha ci avete creduto Ehh!?!?                               E’ ora di partire, abbiamo già chiaccherato troppo. 🙂

Dalla Romagna con furore

Dalla Romagna scendiamo così di buon mattino verso le Marche attraverso uno dei passi più belli di tutto il territorio racchiuso dentro la linea di confine tra Romagna e Marche, quel Montealtovelio, sperduto tra i monti. E’ una strada secondaria ed anche per questo forse così affascinante. La si imbocca all’altezza del Conca, a Mercatino, e già dopo qualche km di curve e tornanti la strada è capace di regalarci un passaggio di crinale unico dove lo sguardo può perdersi ad ammirare la valle Avellana e la valle di Fuini, rimanendo indeciso verso la meraviglia del monte di Carpegna a nord o verso la valle del Conca delimitata là lontano dalla riga blu del mare Adriatico. E’ la provinciale 138 che splendidamente e armoniosamente tra curve e tornanti scende sino ad Auditore per poi incrociare la SP3 che ci porterà sino ad Urbino.

Questa volta con noi viaggiano Massimo e Angela con la loro BMW. Convinti estimatori e ammiratori della marca tedesca in competizione con la nostra totale ammirazione per la filosofia della “moto italiana” proprio come la nostra Moto Morini, capace di prodotti che parlano alla mente e al cuore e a spingere ardimentosi capitani ad avventure industriali dove la passione ha un ruolo importante.

Urbino e il dolce sapore delle terre marchigiane

A Urbino una tappa è d’obbligo. Oggi non abbiamo tempo per una visita alla città (che conosciamo molto bene) ma uno sguardo a Palazzo Ducale e ai suoi torricini appena restaurati, rinati a poetica bellezza e nuova vita, è irrinunciabile. Saliamo verso la fortezza di Albornaz, il grande cardinale e militare che a metà del XIV sec. riportò tutto il centro Italia sotto il potere del papato una volta indebolite o annientate le varie signorie che governavano queste bellicose terre. Da qui la vista si apre in uno spettacolo splendido e unico verso Urbino e uno dei palazzi più belli di tutto il Rinascimento.

SS73bis, tutta in piega. Da Urbino le moto imboccano la statale e non le tiene più nessuno sino a Piobbico. Inutile respirare, non c’e’ tempo, si corre via belli lisci lungo questa strada larga ma ricca di curve. Un godimento per noi motociclisti ogni tanto lasciarsi andare circondati solo dal paesaggio che qui declina armoniosamente carico di colori accesi verso l’entroterra marchigiano.

Borghi e torri di avvistamento si moltiplicano man a mano che ci si inoltra verso gli Appennini regalando al paesaggio marchigiano quella visione d’insieme che, complice un’armonia senza pari, rende questa regione veramente unica. Fortilizi, castelli, torri costruite dall’inizio dell’anno mille dalle tante famiglie che abitarono e governarono questo territorio. Famiglie bellicose sempre in guerra tra loro, guerre che si allargavano su tutto il territorio marchigiano per poi riscendere verso quello romagnolo legando questi territori culturalmente e storicamente in un’unica storia.

Attraversiamo Urbania di corsa, troppo velocemente ed è un peccato. Urbania merita di essere visitata perché è un borgo veramente unico con la sua struttura medievale perfettamente conservata, le sue stradine, le sue logge che conservano intatta l’energia che un tempo correva da bottega a bottega, da mercante a mercante. La sua rocca riflette ancora come un tempo le torri su un Metauro che qui come non mai sprigiona bagliori di verde smeraldo. Urbania è in una parola meravigliosa e non facile è proseguire lanciandole un solo fugace sguardo prima di imboccare la SP21 che ci porterà a Piobbico.

Gli Appennini ci circondano mentre le nostre gomme sorpassano il bellissimo borgo di Piobbico famoso in tutta Italia e oltre confine per il festival dei brutti (https://www.laltrogiornale.it/2016/08/piobbico-festival-dei-brutti-tante-novita/).

L’arrampicata verso la vetta

Il paesaggio diventa sempre più impervio mentre si sale verso la vetta del Nerone. Per la salita abbiamo scelto la via più complicata ma anche quella più affascinante su quello che a volte si trasforma in un sentiero, a tratti sterrato e spesso pieno di buche, ma capace di regalare scorci incredibili verso la valle che si allontana da noi e i monti che svettano austeri.

Trovarlo non è stato facile. Da Piobbico rientriamo sulla provinciale 257 per svoltare poi sulla strada Per Rocca Leonella direzione Cagli e qui, all’altezza di Acquanera, inizia la salita verso il Nerone. Attenzione, non solo non è semplice da individuare, ma è anche preferibile avere a supporto le gomme giuste per non rischiare dopo poche curve di tornare indietro. 🙂

Stupefacente! Questo sentiero che andrebbe sistemato per la gioia di tutti gli amanti della natura e della moto è abbandonato a sé stesso. Anch’esso come tanti di questi tracciati poco usati che vengono lasciati scivolare nell’oblio delle strade dimenticate, cancellando in breve la storia e i riferimenti di un luogo. Quello delle strade dimenticate e un vero e proprio dramma tutto italiano, percorsi ricchi di fascino, antichi, carichi di storia lasciati morire così, nel degrado dell’asfalto; nemmeno in Marocco abbiamo trovato strade così disastrate, solo alcune in Albania e nei Balcani, ma al contrario di ciò che succede da noi, spesso in fase di manutenzione.

Si sale dunque la via Monte Nerone sommersi nel verde rigoglioso e selvatico. La vista è da togliere il fiato. Il fogliame ci sfiora mentre i ciottoli e le buche ci costringono a zigzagare. Massimo e Angela sono leggermente in difficoltà, noi al contrario montiamo le Anakee Wild già testate toule ondulèe dell’Erg Chebbi, in Marocco. 🙂

Lecci, farri e cerri salgono insieme a noi sin quasi la cima per poi lasciare il posto ad immensi terreni adibiti a pascolo che in questa stagione rimandano alle più calde tinte del verde.

Qualche fermata per ammirare i panorami che queste cime offrono, strapiombi ricoperti di vegetazione che nascondono fiumi o cascate di cui si sente solo il rumore. In inverno qui si aprono gli impianti sciistici e tutto appare bianco e immobile mentre ora, sotto il caldo dolce (feroce?) dell’estate tutto si muove e tutto vive e cresce.

Finalmente in cima

Ultimo tornante e poi eccoci sulla cima. Spettacolo veramente suggestivo. Mentre ci lasciamo i boschi alle spalle all’improvviso il cielo si apre sopra di noi mentre il mondo sotto diventa sempre più piccolo. Siamo in cima, a pochi passi dalle antenne della Rai e dai ripetitori che qui sfidano il vento e le onde magnetiche. Sotto di noi, dal versante opposto a quello da dove siamo venuti, si apre la SP15 che ci riporterà verso valle disegnata da puntini quasi come formiche dei motociclisti che si seguono l’un l’altro. Curve a gomito e tornanti che si intrecciano disegnando ragnatele di strade che si perdono verso il basso. Uno spettacolo esclusivo per motociclisti e ciclisti che come noi affrontano le ripide salite per godere di questi panorami.

Pausa pranzo in vetta.

Per i delicati di stomaco esistono diversi ristori dove fermarsi e mangiare, noi pranzo al sacco seduti sui tavoli disposti sulla vetta. Panino al prosciutto e vista mozzafiato. Non dimenticate la frutta!!! 🙂

SP15 da paura. Si scende in piega verso Serravalle di Carda. Qui è facile e divertente strade larghe, ben tenute che permettono qualche piega in più. Motociclisti, bagarre, divertimento puro. Apri il gas ( dentro la norma naturalmente ) e scendi.

SP257 di corsa verso Apecchio immersa nel verde da dove, correndo lungo la SP90 arriviamo alla meta della giornata: la patria dei motociclisti e del tartufo. La splendida, antica e superba Sant’Angelo in Vado. Qui possiamo godere del meritato riposo del motociclista. Un caffè, quattro chiacchiere e una visita a questo stupendo borgo. Dopo la maestosità della vetta del Nerone sembra quasi scontato terminare la giornata seduti tra motoraiders. Le Marche sono un paese moto meraviglioso ed è per questo che godiamo anche nel raccontarlo.

 

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Informazioni per il viaggio

Tempi indicativi di percorrenza : 2 ore e 55 minuti

Dettagli percorso

Inizio itinerario: Sant’Angelo in Vado – Arrivo: Monte Nerone

Note particolari
Km Percorsi

120

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