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Tra passi e crinali 1a tappa

Questa tappa è sponsorizzata da

Emilia Romagna in moto tra passi e crinali 1a parte vi porta ad attraversare tutta questa suggestiva regione attraverso i passi e i crinali che dal Tirreno scendono sino all’Adriatico. Questa la prima parte di questo divertentissimo viaggio tra cultura, gastronomia e tante, tante curve. 

Emilia Romagna in moto tra passi e crinali 1a parte

Questo viaggio nasce perché noi siamo motociclisti. Eh sì…

Così di prima battuta potrebbe sembrare banale ma ad un ragionamento più approfondito tutto potrà apparire più chiaro. Un motociclista è uno, o una, che se incontra un amico che gli racconta di essere stato a Firenze pensa al Muraglione; Urbino? il Furlo; Rimini… Rimini?!?!? Viamaggio. Facciamola più complicata: Marradi…..ce l’ho, fatta, il Passo dell’ Eremo, favoloso! Se poi lo stesso amico si lamenta per aver imboccato una strada piena di curve col suo macchinino e di essersi dovuto fermare a far vomitare tutta la famiglia noi, con una faccia da funerale, prendiamo nota ben bene dell’itinerario… non si sa mai potrebbe essere il prossimo. Il motociclista è colui che ruba tempo alla quotidianità per raggiungere l’ Olimpo, il proprio Olimpo, in piega.

Dopo questa premessa, ci è parsa un’ottima idea passare 4 giorni di ferie attraversando le strade degli Appennini emiliano romagnoli.

Perché proprio l’Emilia – Romagna?

perché è una terra ricca di storia e di sapori, dove oltre alla passione per la moto qui si condivide anche quella per l’arte e la storia.

 

Itinerari in moto in Emilia Romagna

si parte da passo Penice

La partenza è cult. Passo Penice sopra Bobbio, siamo sull’Appennino ligure a cavallo tra la valle Staffore in Lombardia, che qui si allunga a sud del Po, e la valle del Trebbia in Emilia – Romagna, ma a un soffio anche le propaggini di altre due regioni: il Piemonte e la Liguria. A 1149 metri svalica il passo Penice, uno dei passi più amati dai motociclisti della zona come testimoniano le tante moto che vediamo sfrecciare lungo i tornanti che qui salgono verso la cima. Questo passo racconta di pellegrini e commercianti, di nobili e alti prelati che durante il regno di Carlo Magno scendevano verso il monastero di Colombana in quel di Bobbio. Non solo il panorama è fantastico, ma possiamo anche fermarci per una visita interessata a San Colombano, guarda caso il santo protettore dei motociclisti. 

Passo Penice, in moto verso la cima

Eh sì, si vede proprio che qui ci vogliono bene!!! Le strade sono in condizioni impeccabili e in breve ci portano ai piedi del Santuario di Santa Maria da dove godere della vista incomparabile capace di perdersi tra  l’oltrepo pavese da una parte e il panorama della val Tidone dall’altra.

Scendendo tutto d’un fiato lungo la SP161 arriviamo a Bobbio, uno dei centri del nord Italia più importanti dell’alto Medio Evo, per ammirare lo stupefacente Ponte Gobbo, che prende il nome dalle 11 arcate tutte irregolari. Al centro del borgo di struttura alto medievale l’abbazia di San Colombano, imponente, datata al 615, che con la sua fervente attività dette impulso alla crescita e alla prosperità non solo di Bobbio ma anche dei paesi circostanti e di tutta la valle.

Si sale in moto lungo l’Appennino emiliano

Risalendo la SP16 sulle antiche orme della Via Francigena, inizia il nostro viaggio dell’itinerario che ci porterà verso sud e il primo approccio con l’Appennino emiliano.

Abituati come siamo a scorrazzare tra i passi dell’Appennino tosco – romagnolo dove siamo di casa (proprio questo mese InMoto ospita sul numero d’ottobre un bel servizio di otto pagine dedicato a questi luoghi) rimaniamo colpiti fortemente dalla differenza tra quello romagnolo e quello emiliano: solare, poetico, morbido il primo, irregolare, aspro, selvaggio il secondo. Dopo le prime dolci colline che aprono la via verso la cima ci ritroviamo presto inghiottiti dalla natura, avvolti da foreste di abeti bianchi o pini montani, larici e altre specie a noi poveri ignoranti sconosciute ma bellissime. Strade che si chiudono a gomito rendono la guida esilarante e molto piacevole. Un piacere che si prolungherà lungo tutto il viaggio dove i rettilinei, tranne nel percorso di trasferimento in autostrada, non esistono.

Emilia Romagna in moto, immersi nelle vallate emiliane

Attraversiamo rapiti piccoli borghi arroccati lungo la SP57, chiese costruite sugli speroni dei monti quasi a segnalare la propria presenza a Dio, e poi ancora cippi in ricordo dei morti della seconda guerra mondiale che tra queste asperità visse scontri sanguinosi e cruenti che hanno lasciato tracce di tragedie terribili in tutti noi. Una guerra civile che ha insanguinato cuori e ottenebrato menti che qui, tra queste vette, sembra trovare pace e rassegnazione. Ci concediamo anche alcune digressioni in fuoristrada, quando all’asfalto preferiamo il sentiero come quello che, partendo da Monte Aserei e lungo una fantomatica e divertente provinciale 57, ci fa atterrare all’altezza di Farini dove incrociamo nuovamente la via Francigena.

Emilia Romagna in moto

Lo spettacolo di Bardi

Lo spettacolo ci attende a Bardi che si annuncia già da lontano con la sua imponente fortificazione minacciosa e severa sulla cima di una rupe.

Dalla provincia di Piacenza, guidando con molto piacere tra tornanti e curve a serpentina, entriamo nella provincia di Parma, non che il paesaggio abbia subito radicali mutazioni, ma qui, nella valle del Ceno la bellezza del paesaggio assume tratti particolari. Una valle circondata da alte montagne che ha visto lungo le sue rive popolazioni vivere e prosperare già in età molto antica. Ai liguri subentrarono i romani e di seguito dai longobardi. Di questi ultimi possiamo ammirare oggi il castello di Bardi che svetta magnifico a ricordo di un tempo nel quale questi luoghi erano attraversati dalla via Francigena. La storia narra che fu Sigerico, arcivescovo di Canterbury, tornando da Roma a segnare le tappe del cammino. Ma l’origine del percorso risale ai Longobardi che nel VI secolo valicavano il monte Bardone, l’attuale passo della Cisa, per raggiungere i loro ducati del Sud Italia, lontano dagli itinerari controllati dai Bizantini loro nemici irriducibili. Con i Franchi e i Carolingi la Via Francigena divenne rotta di grande comunicazione per raggiungere Roma collegando i luoghi sacri del mondo cristiano. Un’arteria transitata da uomini e merci che, congiungendo i principali centri abitati del tempo, contribuì al rifiorire del commercio europeo.

In moto lungo la via degli Abati

In questo tratto la Via Francigena prende anche il nome di Via degli Abati per il fatto che che dal VI sec. all’anno mille consentiva agli abati dell’abbazia Colombana di recarsi a Pavia, capitale del regno longobardo o di scendere sino a Roma, al soglio di Pietro.

Oggi Bardi è un bellissimo borgo frequentato da turisti che si allungano per queste vie antiche e piene di fascino del nostro bellissimo paese.

Dal fiume Ceso al fiume Taro ci separano solo chilometri di curve e vegetazione. Non era in programma scendere verso Borgo Val di Taro ma ne vale comunque la pena. Camping per la notte a buon prezzo e cena, ottima, in un ristorantino nel cuore del centro storico.

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Informazioni per il viaggio

empi indicativi di percorrenza: 1 giorno

Dettagli percorso

Inizio itinerario: Passo Penice – Arrivo: Borgo Val di taro

Note particolari
Km Percorsi

115

Le altre tappe del percorso