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Algeria in moto: un viaggio tra le meraviglie del Nordafrica

Questa tappa è sponsorizzata da

⏰ Durata: 15/17 giorni
↔️ Lunghezza totale: km 4163
⭐️ Difficoltà: facile
🗓️ Quando partire: da metà settembre a maggio
🏍️ Moto: tutte

Storia, natura incontaminata, incisioni rupestri e antiche città romane ecco a voi Algeria in moto: viaggio tra le meraviglie di un paese poco conosciuto

Algeria in moto – un viaggio senza limiti

L’Algeria si apriva davanti a noi come un libro antico, con pagine scritte dalla storia e illustrate dai paesaggi più incredibili.

Il rombo della nostra moto si mescolava al vento, mentre partivamo da Constantine, città affascinante intrisa di passato e presente.

Approfittando delle ultime aperture concesse dal governo algerino al turismo individuale, siamo partiti dall’Italia verso la Tunisia per raggiungere questo magnifico paese dalla frontiera nord della Tunisia. Un invito inviato dall‘agenzia algerina Fancyellow con sede ad Algeri e la possibilità di ottenere un visto di 15 giorni in frontiera.

Queste le premesse per un viaggio che ancora oggi, rientrati da tempo in Italia resta impresso nei nostri ricordi e nei nostri cuori.

È stata una danza tra storia e natura, un’immersione nelle tradizioni e nell’autenticità di un paese che ha tanto da offrire e noi siamo qui a raccontarvelo.

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1° giorno: Tabarka – Constantine

Tabarka

Situata sulla costa settentrionale della Tunisia, Tabarka incanta i visitatori con la sua bellezza naturale e la sua atmosfera rilassante. Avevamo già pernottato in questa suggestiva cittadina nel nostro viaggio attraverso la Tunisia e ammirato i suoi imponenti faraglioni testimoni dell’incessante lavoro della natura nel corso dei secoli.

40 sono i chilometri che di prima mattina percorriamo tra strade di montagna da un lato e il mar Mediterraneo dall’altro per raggiungere la frontiera con l’Algeria e partire finalmente alla scoperta del paese.

Primo intoppo in frontiera

Primo intoppo un po’ a sorpresa secondo noi: alla frontiera del nord non hanno conoscenza dei visti rilasciati direttamente in frontiera come invece risulta dalle nuove direttive emanate dal governo algerino per facilitare i flussi turistici. Ci aspettavamo perquisizioni o moduli da firmare ma non questa difficoltà.

Pazienza, a volte essere i primi non aiuta 😀.

Sono comunque tutti molto gentili e ci hanno chiesto di attendere comodamente seduti direttive dall’alto.Tutti ci salutano e ci danno il benvenuto anche se ancora non siamo entrati.

2 ore dopo:

A questo punto lo abbiamo capito – qui si è scatenato il panico 😀, nessuno sa più che fare. Una cosa sola è certa: il visto sta arrivando. Da dove non lo sappiamo. Poi finalmente la luce e visto, dogana,assicurazione: è fatta.

PARTITI 💯💪🏻

Le porte dell’Algeria si sono spalancate con i saluti veramente gentili del personale di frontiera che ora sa cosa deve fare le prossime volte 😇.Primo tratto di strada con vista panoramica verso il mare.

Purtroppo l’ottenimento del visto ci ha fatto perdere diverso tempo e abbiamo bisogno di coprire i 280 chilometri di strada fino a Constantine prima che il sole tramonti ( in questa stagione più o meno alle 18:00) così raggiunta El Tarf, una delle cittadine che attraversiamo decidiamo di imboccare la A1 un’autostrada che taglia nell’interno regalandoci i primi panorami di un paese che già ci appassiona.

Le strade provinciale sono disseminate di dossi in prossimità degli svincoli e rallentano abbastanza.

Arrivo a Constantine

Nel calar del sole, Constantine si rivela con la sua atmosfera vibrante e ricca di storia. Le luci della città si accendono mentre si percorrono le strade, offrendo uno spettacolo incantevole di vita notturna e di antiche architetture che si fondono con la modernità.

Per oggi va bene così, la prima impressione è buona, gli abitanti ci salutano gentili a volte automobilisti suonano il clacson per salutarci e qualcuno ci chiede di poterci fotografare.

Insomma welcome Algeria 🇩🇿

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algeria in moto_constantine

2° giorno: Constantine – Khenchela

Avete mai sentito parlare di antiche terme romane che ancora oggi funzionano come allora?

Noi si, da Alberto Angela e dopo aver appreso che si trovavano in Algeria abbiamo deciso una piccola variazione al nostro programma iniziale e le abbiamo raggiunte.

Fantastico! ma il racconto di oggi non parte da qui, anzi, qui termina e quindi fate come noi un passo indietro e raggiungeteci a Constantine.

Constantine “la città dei ponti sospesi”

Ci svegliamo dunque nella “Città dei ponti sospesi” e dopo un’ottima colazione – da un pezzo non ne facevamo una così – siamo pronti per salire sulla moto e partire alla scoperta della città.

La città è un gioiello incastonato nel cuore dell’Algeria. Le sue strette strade fiancheggiate da antiche architetture berbere e arabe svelano un passato glorioso.

Il soprannome è dovuto ai numerosi ponti che collegano la città adagiata tra colline, vallate e profonde gole e sono proprio alcuni di questi ponti che vogliamo visitare.

Il ponte sospeso di Sidi M’Cid

Sidi M’Cid, un ponte sospeso che scavalca una gola profonda lungo la quale scorre il fiume Rhumel.Nel 1912, quando venne aperto, era il ponte più alto al mondo e ancora oggi attraversarlo fa abbastanza impressione.

Scendiamo, dopo aver attraversato una città vivace e molto giovane ricca di bellissime strutture e piazze enormi, ad incontrare il Fall’s Bridge un piccolo ponte che attraversa il fiume in caduta libera a formare una potente cascata mentre l’occhio si attarda su un bellissimo arco naturale in pietra.

Un passaggio davanti al museo e alla grande moschea e poi via, nel gorgo impressionante del traffico in direzione Khenchela.

Direzione Khenchela

La N10 ci sputa fuori dalla città ma il traffico non diminuisce. La strada si allunga noiosa prima in pianura e poi lungo una distesa infinita di colline dai colori dorati di una terra chiara, preludio alle immense distese desertiche che compongono il sud di questo immenso paese.

Lo ammettiamo, la strada oggi non è il massimo ma le informazioni che ci servono le contiene tutte.

L’Algeria è un grande paese, composto da una popolazione gentilissima e disponibile, curiosa e allegra.Lungo la strada tanti ristoranti, tanti locali da fast food. I fumi dai bracieri si accendono già in mattinata e si alternano ad attività commerciali che propongono di tutto.

Non mancano i venditori di frutta e verdura che ci fanno capire che in questa zona si coltivano meloni, cipolle, uva e melograni.Non mancano i datteri.

algeria in moto_khenchela le terme romane

Khenchela e la sua storia

Raggiungiamo Khenchela nel primo pomeriggio ma il paese può attendere, il nostro primo appuntamento è con la storia, la nostra storia.

Hammam Essalihine, come le chiamano in Algeria, hanno 2000 anni di vita e usiamo il termine vita proprio per evidenziare il fatto che ancora oggi assolvono la loro funzione così come allora ospitando, in una cornice incredibilmente immutata, i maschi di tutte le età, soprattutto del luogo, che come i nostri antenati amano trascorrere il tempo libero a bordo piscina o immersi nell’acqua bollente.

Accanto anche una vasca per le donne che purtroppo non possono godere del fascino e dell’emozione dell’immergersi in queste vasche in pietra che raccontano il passato.

In visitia alle antiche terme

Per noi una visita breve accompagnati dal personale, ma domani torneremo all’alba per godere di questo luogo in solitaria, perché, come ci racconta la nostra guida, questo luogo ci appartiene.

Una visita a Khenchela ci riporta nel caotico mondo della società algerina, un mondo fatto di chiacchierate, compravendite, baratti e cibo.

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3° giorno: Khenchela Timgad

Alba alle terme di Khenchela

La sveglia sta suonando, sono le 5 e 30 della mattina e fuori è ancora buio.Abbiamo un appuntamento a cui non vogliamo mancare, quello con le antiche terme di Khenchela.

La struttura apre alle 6:00 e vorremmo essere i primi per regalarci alcuni scatti in solitudine per poi immergerci nelle acque bollenti di questa fonte che prima di noi ha visto passare 2000 anni di umanità in cerca di relax e calore.

L’accoglienza è ottima, le terme sono ancora vuote ma tempo qualche scatto e i primi bussano alla porta.

Immersi nelle calde acque termali

Tempo di immergersi nelle acque bollenti – moooolto bollenti – divisi naturalmente, gli uomini possono godere dell’antica e suggestiva struttura, le donne in una nuova ala, chiuse dentro uno stanzino, ma è proprio qui che la vita ferve.

Tante le donne che spogliate di abiti e veli si godono la pace del luogo chiacchierando, nuotando nelle acque termali e pure lavando i panni, insomma un mondo tutto al femminile che continua a muoversi con la propria unicità e bellezza nell’intimità del luogo.

In moto verso Timgad

Usciti dalle terme siamo pronti a partire, un salto in centro per le ultime spese, benzina, cambio soldi, e poi via, siamo nuovamente on the road, N88, diritti verso Timgad, l’antico sito romano che molti definiscono “ la Pompei africana” per essere stata per tanto tempo sepolta sotto la sabbia e così preservata.

Il paesaggio sta cambiando, il traffico diminuisce e diventa finalmente più interessante.

Colline dai dolci rilievi, piantagioni di frutta, panorami dai colori caldi che il sole crea mescolando i suoi raggi dorati con i colori della terra. I chilometri sono pochi ma divertenti e una volta raggiunta Timgad siamo pronti ad immergerci nel mondo dell’antico sito.

algeria in moto_timgad

L’antica Thamugadi

Thamugadi venne fondata dall’imperatore Traiano nell’anno 100 e oggi giunge a noi incredibilmente viva e ricca di strutture suggestive come il bellissimo anfiteatro e l’arco, imponente e meraviglioso, dedicato al suo fondatore.

È una metà assolutamente da non perdere, iscritta tra i patrimoni dell’umanità e passeggiare tra il cardo e il decumano ancora oggi così maestosi o riposarsi sulla collina che ospita l’anfiteatro e dalla quale si gode di una vista unica sui resti delle abitazioni e delle attività economiche emoziona.

Tutti qui ci accolgono riconoscendoci come gli unici antenati dell’antico popolo che prosperò e rese questo luogo immortale e questo fa piacere e sorprende anche se sicuramente immeritato.

Italiani good sembra essere il leit motiv di questi giorni.

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4° giorno: Timgad Biskra

Algeria in moto – on the road

Montagne d’argilla rossa che formano canyon maestosi, strade che tagliano la terra con curve e tornanti, gole profonde, piccoli e grandi fiumi, antichi insediamenti abbandonati e palme, palme e palmeti che si allungano nelle vallate con il loro carico di succosi datteri.

Finalmente i paesaggi che tutti noi cerchiamo, quelli da cartolina che oggi hanno iniziato a scorrerci accanto immensi e magnifici.

L’Algeria è un grande paese e noi ne stiamo visitando solo una parte, ma sorprende comunque la vastità e la selvaggia potenza che questi luoghi sanno ispirare, una potenza non assoggettata all’uomo che anzi, la teme e la rispetta.

Oggi niente strade maestre ma da Khenchela abbiamo imboccato la N88 prima e la N31 poi, quest’ultima ricca di paesaggi mozzafiato.

algeria in moto_ghoufi

I balconi di Ghoufi

Protagonisti della giornata i balconi di Ghoufi che consentono di ammirare una lungo e profonda gola creata dall’azione prepotente dell’Oued Abiod che ha dato vita ad uno dei canyon più profondi in Africa dopo il Fish River Canyon in Namibia, reso unico dalla presenza di palmeti e villaggi abbandonati che mostrano i resti di muri dai mattoni rossicci, il colore di questa terra.

Tutto qui è pronto per essere ammirato, fotografato e ricordato. Da quanto abbiamo capito si organizzano anche escursioni all’interno del canyon che però sembra interdetto al passaggio di mezzi su ruota. Non resta quindi che ammirarlo dall’alto, ma basta anche questo 😀.

Dentro l’oasi di M’Chauneche

Seconda tappa di questa straordinaria giornata è l’oasi di M’Chauneche, un piccolo villaggio circondato da un’immenso palmeto ai piedi di alte montagne dipinte di rosso che regalano suggestioni e panorami mozzafiato inseriti in un tempo che pare immobile.

algeria in moto_oasi di M’Chauneche

Biskra

Biskra è l’ultima meta della giornata, questa media cittadina di 450.000 abitanti circondata dai palmeti.

Non essendo l’Algeria meta turistica (almeno per il momento) mostra ancora il suo volto reale, genuino e non artefatto a uso e consumo dei turisti e dei loro soldi. Magari questo a qualcuno può apparire anche fastidioso, soprattutto quando non si trovano i servizi che dovrebbero essere destinati a venire incontro alle esigenze turistiche, ma non a noi che invece amiamo questi luoghi proprio per la mancanza di contaminazione preferendo essere noi ad adattarci ai loro ritmi.

Tutto questo per dire che Biskra non è un centro turistico, porta odori, degrado, immondizia, caos ma anche richiami, battute e quella simpatia con cui il popolo algerino ha accolto in questi giorni due motociclisti solitari che stanno attraversando il loro paese per cercare di conoscerlo e che dicono di essere italiani.

“Welcome Italia ❤️‍🔥”

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5° giorno: Biskra – Djelfa

Biskra ” la porta del deserto”

Abbiamo letto ieri sera tra le rarissime notizie che siamo riusciti a trovare su questa città che Biskra, oltre ad essere un’antica città, è una delle oasi più importanti di questa parte dell’Algeria e anche una delle ‘porte del deserto’ così come abbiamo potuto vedere oggi in prima persona imboccando la N46 con direzione Djelfa.

Quando si parla di deserto solitamente la nostra mente corre su e giù per dune altissime e immagina sabbia fine dalle tinte dorate. Ma il deserto non è quasi mai così.

Il deserto ingloba pianure sterminate che bruciano sotto il sole, alte montagne dai colori rosso fuoco disegnate dal vento, bassi arbusti secchi ma pieni di vita, e poi quasi improvvisamente arrivano il verde dei palmeti che circondano case dalle mura bruciate dal sole e solo in ultimo piccole dune di sabbia.

Algeria in moto – panorami sahariani

Ecco, oggi la nostra giornata ha regalato questi panorami che si sono alternati per 276 chilometri ai lati di strade diritte o, giusto per non perdere l’abitudine, morbide curve 😂. Le strade, almeno quelle che stiamo percorrendo, sono in buono stato, a volte ottimo, a volte insidioso specie quando il passaggio dei camion segna con lunghi solchi l’asfalto.

algeria in moto_il deserto del sahara

Un paesaggio dentro il quale ci siamo mossi insieme al popolo algerino che non ha mancato di farci sentire la propria vicinanza e amicizia con saluti, suoni di clacson, grida di bambini e poi assaggi di zuppe o di tentativi di pasta al sugo nei piccoli locali che riconosci dal fumo che esce dai bracieri accesi a pranzo e a cena.

Selfie e saluti

Tante le richieste di essere fotografati insieme e tante le curiosità e auguri nel proseguire il viaggio. Stupisce la moto italiana che spicca per linea e colorazione e richiama interessati da ogni dove perché l’X-Cape si fa riconoscere e piace.

Arrivo a Djelfa

Nel primo pomeriggio l’arrivo a Djelfa, un avamposto militare dei francesi che la fondarono nel 1852. Come tutte le città arabe Djelfa vibra come una corda di violino.

Piena di giovani che passeggiano in centro, ragazze che fanno shopping e poi mercati di carne, pesce, spezie, frutta e verdura. Bancarelle di ogni tipo e se qualcuno ha qualcosa da vendere si accomodi pure lungo uno dei marciapiedi e tenti la buona sorte.

Come tutte le città arabe è leggermente ( per usare un eufemismo 😀) inquinata con un parco auto che va dal catorcio catorcio che si muove a singhiozzi al fuoristrada giapponese. Non parliamo poi dei grossi camion altrimenti, al sol pensiero, ci viene male alla gola.

Quello che incanta alla fine di tutti questi discorsi resta il tramonto perché il tramonto africano è un regalo di Dio e noi ce lo godiamo volentieri.

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6° giorno: Djelfa El Bayadh

Due bellezze fuori programma

Questa sera siamo arrivati con il buio, non perché i chilometri fossero tantissimi ( anche se alla fine ne abbiamo fatti 500 😀) ma perché ci siamo regalati due fuori programma che hanno allungato si il percorso ma arricchito anche noi in una giornata che tutto sommato avrebbe regalato poco.

Partiamo con ordine 💪🏻.

Girovagando in rete alla ricerca di informazioni utili sulla città di Djelfa ieri ci siamo imbattuti in un sito francese che riportava come nei dintorni si trovassero siti che ospitavano pitture rupestri risalenti al neolitico. Poche informazioni sui luoghi, solo qualche immagine sparsa.

Che fare? Abbiamo sfoderato la app dell’iPhone che registra la voce in italiano e la traduce in arabo e abbiamo iniziato a chiedere in giro.

I primi ci mandavano al museo 🤣, i secondi non ne sapevano nulla, i terzi ne avevano sentito parlare ma non sapevano. Chiusi nella nostra camera d’albergo abbiamo ampliato le ricerche fin quando la rete ha sputato fuori un nome: Zaccar!

algeria in moto_zaccar

Le pitture rupestri di Zaccar

Non vogliamo tediarvi ulteriormente, sappiate solo che Zaccar esiste, è un piccolo villaggio a 30 chilometri da Djelfa  e appena lo raggiungete un ometto in divisa verde vi avvisa che lui è il custode di uno dei siti più belli che abbiamo visitato 👍.

Due ore di un percorso tra rocce e caverne che ci ha regalato incisioni e pitture antichissime che spaziano dalla rappresentazione di animali a quella del genere umano.

Eravamo gli unici visitatori e, pur non comprendendo una parola di quello che spiegava la guida ( tutto in arabo 😀), ci siamo immersi anima e corpo in questo bellissimo viaggio che dalla notte dei tempi è arrivato fino a noi.

Ci affascina sempre l’incontro con i nostri primi antenati. Un uomo che ancora vive in anfratti rocciosi, caccia, si riposa intorno a un fuoco e poi un giorno disegna qualcosa su un’angolo di roccia. Bene quella roccia arriva fino a noi con il suo dipinto ben visibile e il cerchio si chiude, lui, o lei, riappare per un attimo da un tempo lontano e si siede insieme a te ad ammirare la sua opera.

Questa è magia e tutte le volte che ne abbiamo l’occasione ne approfittiamo.

La strada verso l’oasi di Brezina

La N1 prima e la N23 poi ci attendono per guidarci verso il sud. Abbiamo un hotel prenotato a El Bayadh, una piccola cittadina sugli altopiani dell’Atlante, di la dal confine, chiuso e sigillato da anni, il Marocco.

Il percorso di oggi alterna panorami desertici a zone rocciose ma anche infiniti altopiani sabbiosi che sembrano allungarsi all’infinito.

Se non fosse per l’umanità che si muove ai lati delle strade sarebbe anche noioso ma noi abbiamo in serbo un’altra chicca trovata sempre in rete: 90 chilometri sotto El Badyath , poco dopo l’oasi di Brezina, incastonata tra montagne rocciose di rosso acceso colorate, si trova El Gour, una serie di formazioni geologiche che si alzano imponenti nel deserto formando torri altissime, pinnacoli e forme strane di colore rosso.

algeria in moto_brezina

Brezina e le sue bellezze

El Gour, situato nell’incantevole oasi di Brezina in Algeria, rappresenta un’espressione straordinaria delle formazioni geologiche uniche. Questo sito è un’icona della bellezza naturale, caratterizzato da formazioni rocciose uniche scolpite dal tempo e dagli elementi naturali.

Le strutture rocciose di El Gour raccontano storie millenarie attraverso le loro forme e i loro colori sorprendenti, offrendo uno spettacolo visivo che cattura l’immaginazione di chi lo visita.

Una nuova emozione che sale dalla fine sabbia del Sahara e regala al visitatore muove emozionanti visioni.

Ora è buio e non abbiamo idea di come appaia El Bayadh, lo vedremo domani quando molto presto ci rimetteremo in strada per coprire i 560 chilometri che ci porteranno nel territorio delle oasi del sud.

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7° e 8° giorno: El Bayadh Taghit

Giornata incredibile

560 chilometri di deserto, oasi, palmeti, rocce tinte di rosso fuoco. Tutto quello che immaginate quando pensate a un’oasi nel deserto noi oggi l’abbiamo visto.

Siamo partiti di prima mattina da El Bayadh senza nemmeno visitarla. Erano troppi i chilometri che ci separavano dalla nostra meta e, oramai l’abbiamo capito, il sole a sud cala alle 18 e 30, senza sconti 😀.

La N47 parte con il botto, rocce rosse e sabbia chiara, strada diritta ben tenuta e veloce. A seguire rocce nere bruciate dal sole e terra rossa incandescente.

A Tiout la prima oasi, ma un’oasi vera 😀

Grandi palme, sabbia bianca e pure un laghetto di acqua verde. Rocce rosse intorno a noi e cittadini gentilissimi che vorrebbero portarci a visitare antiche pitture rupestri in un palmeto vicino.

algeria in moto_oasi di tiout

Che dire, abbiamo fretta ma segnano il luogo incantevole e dall’aria gentile per il prossimo viaggio. Ci concediamo per un selfie ( oramai siamo rodati 😀) e proseguiamo.

Ain Sefra ci accoglie per il pranzo con vista su alte dune di sabbia bianca e i proprietari giovani del locale, entusiasti, impegnati a farsi foto sulla ❌-Cape piuttosto che servirci il pranzo.È fantastico, noi li adoriamo tutti, anche la ragazza non sale sulla moto ma vuole indossare il casco. Onorata di prestarglielo 😀.

L’atmosfera è rilassata e mentre la strada corre diritta come un fuso alla nostra destra alte montagne ci separano dal Marocco.

Lungo la linea che divide Algeria e Marocco

Siamo veramente vicini, Merzouga con le sue alte dune saluta dietro le montagne che tracciano il confine ma anche qui non si scherza a paesaggio. Montagne nero bruciato, terra rossa, palme, mai visto niente di simile.

Montagne rosse dalle forme incredibili abbracciate dalla morbida sabbia del Sahara e, a seguire nell’ultimo tratto, quando abbandonata la N6 abbiamo imboccato una strada secondaria come la RW12, deserto, deserto e ancora deserto, bianco, morbido, infinito, indefinito. Cammelli e sabbia a coprire la strada, magia pura.

L’oasi di Taghit

Nonostante le molteplici forme dei paesaggi che oggi abbiamo incontrato, non siamo preparati alla bellezza di Taghit, un’oasi circondata da alte dune dove tutti i colori di questa terra si incontrano e si fondono con il suo ksar, l’antico forte circondato da palme su una collinetta e i suoi abitanti.

algeria in moto_taghit il forte

Per ora ci fermiamo qui. Domani riposo e conoscenza con una delle oasi più belle di tutto il Sahara che noi ancora non conosciamo ma che già amiamo.

Algeria in moto -Taghit

Una piccola moschea bianca su una collina che volge lo sguardo verso l’antico Ksar che le poche informazioni che siamo riusciti a trovare fanno risalire all’ XI sec., dietro le alte dune che sotto il sole del mezzogiorno colorano il panorama di un rosso acceso.

Lo sguardo scende ed ecco il magnifico palmeto con i suoi enormi fusti che puntano verso il cielo e le sue fronde cariche di datteri. L’aria è rarefatta, il caldo pungente, ma le folate di vento che giungono dal Sahara e il fresco delle mura bianche della moschea ci proteggono e ristorano. È un normale venerdì in una paese mussulmana e tutto si è fermato per ascoltare la voce del Muezzin che invita alla preghiera .

Questa è Taghit o almeno la Taghit che resterà per sempre scolpita nei nostri ricordi.

Palmeti e incisioni rupestri

In mattinata siamo partiti alla volta di Zaouia Tahatania per ammirare le fantastiche incisioni rupestri che non sono rare in questa zona dell’Algeria ma il pomeriggio lo dedichiamo alla pace di questo luogo incredibile, alla sua armonia, al suo silenzio.

Per oggi il racconto termina qui, superfluo aggiungere altre parole.

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9° giorno: Taghit – Beni Abbes

Le grandi dune di beni Abbes

Un’insieme di dune di sabbia rossa alte come montagne, il sole che sta tramontando giocando tra luci e ombre con le dune, il vento teso che arriva dal Sahara e alza la sabbia, e, dentro tutto questo splendore, intere famiglie del luogo che salgono lungo la cresta vociando, facendo a gara a chi arriva prima, facendosi selfie: non vi sembra la cosa più romantica del mondo?

algeria in moto_beni abbes

A noi sì e così questa sera, all’approssimarsi del tramonto, zaino in spalla ci siamo dedicati alla risalita della duna più alta circondati da bambini, donne e uomini di tutte le età, e ragazzi, ognuno intento a trovare il suo posticino per godersi, dall’alto, il tramonto che si staglia all’orizzonte.

La nostra giornata a Beni Abbes è terminata così, circondati da una natura bellissima e dall’affetto, dalla simpatia e dalla curiosità della gente del posto, mai indifferente.

Algeria in moto – da Taghit a Beni Abbes

Facciamo fatica a rientrare nel nostro racconto dopo questo tramonto ma, per rispetto verso di voi, riavvolgiamo il rullino e partiamo dall’inizio 😀.

Oggi pochi chilometri di strada per raggiungere “l’oasi Bianca” meglio conosciuta come Beni Abbes. 143 sono i chilometri che ci separano dalla meta ma, dietro l’angolo arriva la sorpresa.😀.

Della serie l’Algeria continua a sorprenderci, dopo diversi chilometri di strada diritta che scorre circondata solo da un territorio piatto e sabbioso, ecco, dopo una curva, ritrovarsi a guidare circondati da alte dune bianche.

Ma come è accaduto? Chi lo sa, i misteri del deserto, la fata morgana, i miraggi, magari è un sogno ma noi non vogliamo svegliarci 😱. Tutto reale, la N6B ci porta nell’oasi di Igli, fuori dalle rotte turistica ma con una strada fantastica che pare correre sulle dune tanto segue da vicino il corso dei loro rilievi.

Usciti nuovamente dal sogno di Igli nuovi chilometri di pianura sconfinata anche se in lontananza,ma sempre più vicine, appaiono le alte dune che circondano l’oasi di Beni Abbes.

A questo punto nella nostra storia entra un nuovo personaggio

Stiamo parlando dell’esploratore e religioso francese Charles De Foucauld che nasce a Strasburgo nel 1858 per morire a Tamanrasset nel 1916. Grande studioso della lingua e della cultura dei Tuareg, l’esploratore fonda qui a Beni Abbes un romitorio, il primo, dove accoglie i poveri e i bisognosi.

Lo ritroveremo anni dopo a Tamanraset dove fonderà un eremo ancora oggi meta di pellegrinaggio e di viaggiatori curiosi. Noi a Tamanraset non ci arriveremo per ora ma il piccolo romitorio del santo francese lo ritroviamo qui in cima ad una collinetta che guarda verso il palmeto.

Beni Abbes

Beni Abbes è una cittadina molto affascinante con un impianto urbanistico molto particolare dove le lunghe file di abitazioni o negozi che seguono la strada sono abbellite da archi, archi che vengono poi riproposti in vari modi.

Molti negozi portano insegne dipinte sui muri dai colori accesi e questo rende tutto il contesto molto allegro e solare. Nel pomeriggio un bel giro a piedi nel palmeto alla scoperta di antichi Ksar, oggi abbandonati ma ancora presenti con tutto il fascino che sprigiona da queste mura rosse come la terra circostante.

In serata lo sapete, ci siamo immersi anima e corpo nella vita cittadina e ne siamo usciti deliziati.Sarà questo vento, che giunge dal Sahara a rendere tutto così suggestivo, non lo sappiamo ma domani guideremo ancora verso sud.

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10° e 11° giorno: Beni Abbes – Timimoun

“Welcome to Algeria!”

Ogni volta che siamo stati fermati per un controllo questi giorni la prima domanda che ci veniva rivolta era:” dove sono le altre moto?” – “ no moto, solo noi😀”. – “ahh ok welcome to Algeria 😀”.

Welcome to Algeria è il leit motiv di questo viaggio, gridato dalle auto in corsa, sussurrato dai passanti, offerto gratuitamente e con un sorriso da uomini e donne che stiamo incrociando durante questo viaggio.

Welcome to Algeria ci ha portati oggi, dopo un itinerario di 360 chilometri che ha attraversato lunghe zone desertiche, alte dune color ocra, rocce imponenti nere come il carbone e tante altre suggestioni, fin qui a Timimoun, il punto più a sud che toccheremo in questo viaggio.

Arrivati a Timimoun

Timimoun, già il nome è suggestivo ed evoca distese sabbiose, cieli stellati e fuochi accesi, niente di tutto questo però sarà lì ad accogliervi 😀.

Al contrario ci sarà traffico, resti di plastica che volano trasportati dalle forti raffiche del vento che arriva da sud, negozietti che vendono la merce utile per la vita della cittadina e una gran frenesia della popolazione.

algeria in moto_timimoun

Eggiá sembra proprio che la placida oasi dei nostri sogni non esista ma voi non arrendetevi alla prima impressione, resettate tutto e lasciatevi solamente trasportare dalle raffiche di vento caldo. Così, piano piano, la vedrete anche voi, gli edifici in ocra rossa in stile neo-sudanese, le alte palme lungo i viali, i bellissimi archi in entrata e in uscita dai vari quartieri, le moschee, quelle più antiche o solo più recenti, le vedete?

Ancora no, ma quando sarete a Timimoun anche voi allora ricorderete quello che avete letto oggi e ci darete ragione. È solo una questione di prospettiva 😂😂.

Palmeti e antichi ksar, il mondo intorno a Timimoun

Il vento lancia raffiche potenti e la sabbia si alza e penetra dappertutto. E’ sabbia chiara, fine fine ma ne siamo completamente circondati e non c’è modo di evitarla. Si infila nelle giacche, dentro i caschi, pizzica le mani e soprattutto ricopre l’unica striscia di asfalto che ci lega a Timimoun.

Siamo partiti con calma in mattinata verso Ouled Said e il deserto.E’ quindi una striscia d’asfalto che quasi si perde alla vista quella che, attraversata la porta est in uscita da Timimoun, imbocchiamo: direzione deserto.

algeria in moto_timimoun

Abbandonati i paesaggi idilliaci delle grandi dune che ci hanno accompagnato nei giorni scorsi ora stiamo attraversando le grandi pianure desertiche dove il confine tra cielo e terra è abbastanza indefinito, così come le distanze che non trovano corrispondenza nella nostra mente sempre alla ricerca di punti come rocce, cespugli o palme ai quali aggrapparsi per proseguire.

Il paesaggio è altamente suggestivo soprattutto per chi come noi ama il deserto.

Ouled Said

Ouled Said che raggiungiamo dopo 22 chilometri è praticamente costruita sulla sabbia e se non fosse per questa striscia di asfalto che continua a tagliare il deserto sarebbe irraggiungibile per noi.

Pochi gli abitanti, un piccolo spaccio con pochi prodotti gestito da un ragazzo molto gentile, case di terra e fango rosso acceso, strutture dall’estetica che richiama quella neo-sudanese di Timimoun anche se più semplici e povere, palme e sabbia, sabbia e ancora sabbia.

Sappiamo che a un certo punto la strada si interromperà davanti alla vastità del deserto ma ancora abbiamo qualche chilometro a nostra disposizione per raggiungere Aghlad e i suoi antichi ksour.

Eccoli infatti comparire neri come la pece già in lontananza, costruiti sulle rocce e circondati dalla sabbia , maestosi e magnifici.

algeria in moto_aghlad

Sono antiche fortezze costruite per vigilare i percorsi che univano il nord al sud del sub-Sahara, e consentivano il passaggio alle carovane di mercanti e di viaggiatori.

Oggi diroccate, arse e bruciate dal sole ma ancora imponenti e magnifiche circondate da sabbia rossa e piccole dune. Qualcuna la visitiamo, qualcuna la fotografiamo prima di recuperare la strada del ritorno: le raffiche di vento non danno tregua e il calore aumenta.

Si rientra a Timimoun

Superiamo il bivio che ci riporterebbe verso Timimoun ma non riusciamo ancora ad uscire da questo incanto che ci circonda.

Più avanti la cittadella di Ighezar circondata da montagne rosse argillose che si confondono con il paese, poche case, il minareto della moschea e i resti di un’antico Ksar a vigilare sulla quiete del luogo.

Rientriamo nei panorami desertici negli ultimi chilometri che ci riporteranno a Timimoun di cui siamo già innamorati. Una visita al souk cittadino dove i mercanti richiamano i compratori mostrando la merce come in tutti i mercati del mondo. Non c’è niente di turistico in questi luoghi, solo fascino funzionale.

Questo per noi è speciale, la gente ci saluta, ci hanno fatto parcheggiare la moto dentro il perimetro del mercato per sicurezza. Che dire, Welcome to Timimoun 😀.

Domani si risale verso nord, prossima tappa l’oasi di Al Mani’a.

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12° giorno: Timimoun – El Golea

El Golea, Al- Mani’a, El- Maniaa

Oggi abbiamo sentito questi ed altri termini per indicare la città meta finale di questa giornata e così noi cerchiamo di riportarveli tutti 😀 magari ne salti fuori uno nuovo!

Timimoun ci saluta di prima mattina. La suggestiva città circondata, quasi inghiottita dalla sabbia del deserto con le sue case rosse bordate di bianco chiude una delle sue magnifiche porte al nostro passaggio e ci saluta. È un arrivederci, di questo ne siamo sicuri 😀.

I primi 70 chilometri della giornata abbiamo guidato lungo un paesaggio surreale, piatto, immobile, una linea diritta che divide la sabbia dal cielo e una lingua di asfalto che si apre un varco come Mosè al passaggio sul Mar Rosso… forse è troppo biblica come suggestione ma resta il fatto che solo dopo i primi 70 chilometri qualcosa inizia a muoversi.

algeria in moto_deserto

Pianure desertiche

Qualche cespuglietto, accenni minimi di dune, poi alte dune in una curva, montagne all’orizzonte e mettiamoci pure un vecchio pozzo con tanto di corda e secchio che ci ricorda come l’acqua sia un elemento vitale.

Non è stata una giornata facile, 360 chilometri, all’80 percento caratterizzati da una pianura desertica mentre il 20 percento qualche montagna e dune ma molto lontane.

Due distributori con punti di ristoro lungo tutta la strada frequentati da camionisti e da noi 😀.Altre note mancanti: una vera e propria giornata di trasferimento.

La meta sarebbe la pentapoli mozabita di Gardhaia che però si trova troppo distante da Timimoun, quindi non resta che sostare per una notte nell’oasi di El Golea, che sarà pure una tappa intermedia ma come tutti i luoghi qui in Algeria nasconde sorprese.

Dimore tipiche: Dar Ma Ward

Per la prima volta in questo viaggio pernottiamo in una struttura tipica, la pensione Dar Ma Ward, una costruzione in mattoni rossi con piccola piscina e delizioso giardino separata dalla strada come un angolo di paradiso.

Un piccolo luogo di pace a ridosso dell’imponente palmeto che si allunga per oltre 10 chilometri fino a raggiungere il centro della città e superarlo. Bagno rinfrescante in piscina, due chiacchiere con l’amabile proprietario, organizziamo di rimanere loro ospiti anche per la cena.

Dopo giornate di street food l’idea di una cena nel silenzio di questa piccola oasi non guasta.

Una visita in centro

Prima del tramonto ci gettiamo nel caotico flusso della città che offre la vista dell’imponente Ksar El-Menia, un’antico villaggio berbero fortificato costruito nell’anno 1000 che ancora oggi, dall’alto, domina la città, mercati affollati e una frizzante vita cittadina.

Un chai seduti in un piccolo bar, qualche selfie con i locali, due risate con i bambini e poi una piccola sorpresa, una chiesa cristiana e la tomba di padre Charles de Foucauld, il nostro santo esploratore che ci sta accompagnando lungo il nostro peregrinare. Anche questo un angolo di pace, circondato da sabbia e palme, a 3 chilometri dal centro.

algeria in moto_el golea

Appena ci vede arrivare, probabilmente il custode, si affretta ad aprirci la chiesa che contiene anche una mostra fotografica dedicata alla vita del grande personaggio morto nel 1916.

Che dire, l’Algeria non smette di sorprendere.Ora vi salutiamo, siamo pronti per la cena e c’è la vogliamo godere in santa pace.

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13° e 14° giorno: El Golea – Ghardaïa

On the road verso Gardhaia

Gardhaia e la sua pentapoli. Città complicata, difficile ma tanto, tanto affascinante. Città santa, lei e le altre quattro che ancora non conosciamo ma che già sappiamo sono off limits senza una guida.

Anche oggi giornata on the road, 260 chilometri di N1 tra camion stracarichi di ogni tipo di merce, comprese balle di paglia, pullman o autovetture, tutti impegnati a sfrecciare e sorpassarsi su un’arteria a due corsie, dal fondo mica perfetto, che ha però l’orgoglio di essere la number 1 😀.

Così come già la Namibia anche l’Algeria regala spazi infiniti dove perdersi e luoghi magici come le enormi dune dal color ocra e le grandi palme dal verde fogliame. Sono tornate anche le alte montagne rocciose del nord e con loro temperature meno estreme.

Ghardaïa e le cittò sante

Gardhaia è una grande città in cui , una volta riposati, non resta che immergersi nelle sue atmosfere molto particolari, nei suoi mercati, nelle sue grandi piazze e nella sua frenesia.

Un piccolo assaggio di quello che ci aspetta domani con la visita, una dopo l’altra, alle cinque cittadelle sante.

Per ovviare ad errori e fraintendimenti ( qui molti donne vestono tuniche bianche che lasciano scoperto solo un occhio) abbiamo deciso di unirci ad un gruppo di turisti tedeschi la cui guida algerina si è detta disponibile ad accompagnare anche noi.

algeria in moto_gardhaia

Probabilmente non ci sarà consentito fotografare ma chi lo sa? Qui siamo già nel racconto di domani 😀

Visita alle pentapoli

L’alba nella pentapoli di Ghardaia ha inizio molto prima che il sole sorga. Nella città dai tanti minareti che spuntano come torri la preghiera ad Allah inizia come un soffio lontano, una dolce nenia che poi si innalza prima dai minareti più lontani per avvicinarsi fino al tuo.

È ancora buio fuori dalla finestra ma Ghardaia è già sveglia e prega. Non è semplice visitare le città sacre connesse al suo circuito. Bisogna essere attenti e rispettosi, ti lasciano fotografare tutto tranne le persone e per visitare le cittadelle serve una guida che ti accompagni.

Va bene così, qui sono molto rigidi sui comportamenti e noi ci siamo mossi con passo felpato.

Il nuovo si fonde con l’antico…

algeria in moto_gardhaia

Ghardaia ha antiche tradizioni, antiche moschee e minareti, il nuovo si fonde con il vecchio e l’insieme resta suggestivo e affascina.

A questa città, patrimonio Unesco, manca la spigliata disinvoltura di luoghi più abituati al turista e più organizzati sotto il profilo dei servizi e questo la rende probabilmente meno voluttuosa ma decisamente più vera.Qui nessuno inscena balletti o rappresentazioni in abiti finti locali solo per distrarre il turista, qui quello che vedi è vero e vissuto come tale.

Abbiamo visitato due delle cinque cittadelle con l’ausilio delle guide e ammirato le altre in sella alla nostra X-Cape, poi ci siamo immersi nel flusso caotico del mercato, sempre ricco di sorprese e di incontri, infine, ci siamo regalati una pizza 😀.

Ci eravamo un po’ stufati di carne, cane, carne.

Siamo quasi al termine della nostra permanenza in Algeria, domani ci attendono 450 chilometri per raggiungere El Ouled e poi il confine con la Tunisia e gli ultimi giorni per andare alla scoperta di questo fantastico paese.

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15° giorno: Ghardaia – El Oued

50 sfumature di rosa

Un titolo per questa giornata potrebbe essere:  50 sfumature di rosa.

Oggi il deserto del Sahara, il magnifico, magico, crudele, suggestivo mare di sabbia infinito, ha voluto accompagnarci in questa ultima giornata di viaggio in Algeria e lo ha fatto a modo suo.

In questi ultimi 450 chilometri che ci hanno portato a ridosso del confine con la Tunisia ha voluto mostrarci,  tratto dopo tratto, tutte le varie sfumature di colore, di forma e di panorami che caratterizzano questa terra, alcuni delle quali ci hanno conquistato altre, ci hanno semplicemente rimandato ai momenti topici già vissuti in questo viaggio.

Le sfumature forse sono più di 50 ma non importa, sono tutte uniche e irripetibili. E’ stata una giornata passata sulla strada che a volte pare infinita e in altre serpeggiante tra dune, palmeti, piccole e grandi cittadine, cammelli e tante chiacchiere.

A fine giornata un bel tramonto, di quelli che ti restano in memoria e poi via a La Gazzelle D’Or, l’ultima chicca che l’agenzia Fancyellow ha tenuto in serbo per la fine di questo viaggio, un resort immerso in un palmeto con vista su una marea di dune, alte e infinite.

L’ultimo regalo dei nostri amici di Algeri e di un paese dal quale fatichiamo a separarci.

Domani gli ultimi 100 chilometri. 🥲

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Mappa e file Gpx

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Informazioni per il viaggio

Luogo di partenza:Constantine- Luogo di arrivo: El Oued - Continente: Africa - Paese attraversato:Algeria

Dettagli percorso

Punti e luoghi di interesse: Canyon di Ghoufi,Incisioni di Zaccar, Brezina,incisioni di Taghit

Note particolari

strade asfaltate in buone condizioni - a tratti sterrate facili - Difficoltà: Nessuna

Km Percorsi

4163

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