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IN MOTO TRA ROMAGNA E TOSCANA – dalla diga di Ridraoli all’Eremo di Camaldoli

L’Eremo di camaldoli e la diga di Ridracoli sono due dei protagonisti di questo itinerario che vi porterà in sella alla vostra moto ad attreversare gli appennini tra Romagna e Toscana

Dalla diga di Ridracoli all’Eremo di Camaldoli
Km 217

   Inizio itinerario: Rimini – Lunghezza itinerario: 217 Km. – Tempi indicativi di percorrenza : 1 giorno – Arrivo:Rientro a Rimini

( per chi fosse interessato possiamo inviare file GPX per i navigatori )  

In moto tra Romagna e Toscana

Se dovessi descrivere con una parola l’itinerario percorso quest’oggi, scriverei: MAGICO!

Tutto nasce dall’idea di partecipare alla festa dell’Acqua di Ridracoli; entrata gratuita con la possibilità di passeggiare sull’acqua a bordo di canoe o di un battello elettrico.
Si parte come al solito evitando le vie più trafficate direzione Santarcangelo per poi risalire attraverso la SP13 la valle dell’Uso costeggiando bellissimi borghi come Sogliano, Strigara fino al Bivio Montegelli.
Dal bivio Montegelli, imboccando la SP71 parallela alla più confortevole ma meno suggestiva E45 che porta a Roma incrociando molto spesso i suoi viadotti, proseguiamo verso Sarsina, avamposto preistorico prima e romano poi, famoso per gli esorcismi ma anche per il Plautus festival, un’interessantissima rassegna culturale che si svolge ogni anno a luglio. e da qui San Piero in Bagno per svoltare sulla SP26 attraversando l’adrenalinico e meno conosciuto Passo del Carnaio che ci porterà ebbri di soddisfazione sino a Santa Sofia.

Strade magnifica per la moto

Sin da subito strade magnifiche per chi guida una moto, qualunque essa sia. Ed infatti la via è piena di motociclisti che sfrecciano e piegano forsennatamente con grande piacere di tutti. Non importa che moto sia, stesa da strada, alta da custom, o da enduro… tutti piegati con la convinzione d’esser i migliori. Noi non siamo da meno, è tutto perfetto dentro una natura a tratti selvaggia e a tratti docile al passaggio delle due ruote. Si prosegue senza fermarsi, curva dopo curva, attraversiamo il passo e ridiscendiamo a valle per poi risalire nuovamente verso l’appennino. Destinazione diga di Ridracoli.

La diga di Ridracoli

Da Santa Sofia direzione San Martino e Isola siamo dentro il monte. La strada è stretta e le curve e i tornanti si susseguono una dopo l’altra, siamo dentro il verde, immersi in una natura selvaggia, difficile da descrivere se non con le immagini che alleghiamo. I casolari sono rari mentre si prosegue verso Ridracoli che raggiungiamo dopo curve e tornanti veramente fantastici che corrono tra gli alberi. Proprio per questo, per essere uno spazio selvaggio e incontaminato, la zona fu scelta agli inizi degli anni ’70 per costruirci la grande diga che disseta tutta la Romagna e che da Ridracoli prende il nome. Risaliamo la strada sino alla diga che ci appare maestosa a dimostrazione delle capacità del genere umano a dominare la natura.
La diga è alta 103 metri e sbarra la strada al fiume Bidente creando un lago artificiale e l’approvvigionamento di acqua fino alle coste romagnole; attraverso l’acquedotto raggiunge infatti una cinquantina di comuni tra i quali anche la Repubblica di San Marino. La progettazione della diga risale al 1974. Il paesaggio, anche se modificato dall’uomo, mantiene comunque intatta tutta la sua forza, testimone di un’alleanza possibile tra uomo e natura.

Diga di Ridracoli

Strade della Romagna

Scendiamo dopo una lunga sosta alla diga ( di Ridracoli ) verso Biserno dove, incontreremo uno dei tanti cippi dedicati ai partigiani che in questa zona combatterono insieme alle truppe alleate .
Tutta questa zona costituiva l’immediata retrovia della linea gotica e fu terreno di scontro tra le truppe tedesche e quelle alleate. Dal cippo parte un percorso chiamato “sentiero della libertà” che si percorre a piedi e porta al pianoro di San Paolo in Alpe. Noi invece dal bivio del cippo scendiamo con la moto seguendo un sentiero off road non riportato dalle mappe che ci porta ad attraversare il bosco sino a Berleta. Chi invece vuole proseguire su strada normale può ritornare verso Isola per poi svoltare verso Berleta.E’ impossibile non emozionarsi di fronte allo spettacolo che offre questo territorio; le forme e i colori inconfondibili degli Appennini, i toni che vanno dal marrone al verde scuro, il sole che si getta a capofitto tra l’abbondante vegetazione regalando sfumature di giallo e oro, tutto riporta alla pace.
In piega verso Campigna e il passo della Calla
Costeggiamo il monte correndo verso Campigna lungo la super famosa SS310. Siamo in compagnia di altri bikers – chi in gruppo chi solitario – a risalire la montagna. Siamo dentro uno dei paradisi per i motociclisti lanciati verso la nota località di villeggiatura invernale.
Pitstop a Campigna per un panino al prosciutto e formaggio circondati dagli abeti delle foreste casentinesi che qui mostrano la parte più selvaggia della loro anima regalando anche temperature più fresche e decisamente confortevoli. Campigna è il paesino più piccolo e alto nella valle del Bidente, composto solo da poche case e un paio di alberghi e ristoranti proprio sul crinale che divide Romagna e Toscana.
Si comincia a salire verso  il passo della Calla per poi riscendere verso valle sorpassando di volta in volta moto di ogni genere. Una breve fermata sul torrente Gorgona che scorre tranquillo dentro questo habitat protetto e quasi nascosto.
Superato il passo scendiamo a valle…….Siamo in Toscana, nella provincia di Arezzo.
Superiamo Stia e Pratovecchio verso uno dei luoghi più suggestivi di questa zona: Eremo di Camaldoli, dove la spiritualità si trasforma in magia. La spettacolare SP42 sale attraversando la foresta di abeti bianchi più grande d’Europa.

struttura dell'Eremo di Camaldoli
Eremo di Camaldoli

L’eremo di Camaldoli

L’Eremo venne fondato nell’XI sec. da San Romualdo. Predicava la vita monacale accompagnata dal voto al silenzio e alla solitudine. Ogni monaco, così come oggi, viveva in autonomia una vita dedicata al silenzio e alla preghiera. Dal 1972 la Chiesa obbliga i monaci a condividere i pasti e la preghiera.
Entriamo per una visita guidata all’eremo dove possiamo ammirare nella basilica una pala del 1593 e un altorilievo di Andrea della Robbia, oltre che bassorilievi del periodo barocco della scuola napoletana. E’ così; in Italia puoi trovarti nel mezzo di una selva oscura e all’ improvviso essere illuminato e quasi accecato dalla bellezza che gli uomini hanno saputo esprimere attraverso l’arte.

In moto dall’Eremo di Camaldoli alla Romagna

Siamo di nuovo in viaggio mentre l’ora del vespro si avvicina, in cammino verso il passo dei Mandrioli che ci riporterà in Romagna, verso Badia Prataglia. Lo imbocchiamo con entusiasmo perché è un altro dei passi tanto amati da noi motociclisti che infatti lo affollano superandoci (pochi) e incrociandoci (molti). Al bivio di San Paolo prendiamo la E45 che ci porta attraverso i suoi viadotti a Bagno di Romagna dove ci fermiamo per un caffè e poi di nuovo, velocemente al Bivio Montegelli.
Rientriamo nella Valle dell’Uso e nella Valmarecchia; te ne accorgi subito dai colori e dai declivi che si ammorbidiscono di fronte ai tuoi occhi. Rientriamo nelle poetiche valli malatestiane mentre il sole sta calando e oltre alla vista anche l’olfatto sente odore di casa. La Romagna, terra di sanguinari condottieri, di battaglie cruente ma anche di amore per la bellezza, di mecenatismo, di goliardia. Si può dire che non siamo cambiati molto; i romagnoli sono ancora così, sanguigni, riottosi ma capaci di intravedere il futuro la dove gli altri nemmeno posano lo sguardo.

la faggeta di Camaldoli

Ultima tappa dall’Eremo di camaldoli a San Giovanni in Galilea

Un ultimo regalo a noi e a voi e quando ci arriverete capirete perché………San Giovanni in Galilea.
E’ il più antico insediamento che domina le valli dell’Uso, del Rubicone e del Marecchia, già abitato dai villanoviani e poi dai Galli senoni a cui deve il toponimo Galilea. In epoca romana ospitava feste religiose e non che richiamavano gli abitanti dei paesi circostanti. Fu governata per almeno 200 anni dai Malatesta che qui costruirono una rocca e una chiesa per passare poi direttamente allo stato pontificio.
Un piccolo borgo quindi ma con un panorama che nessuno può perdersi.
Un vero balcone sul mare e sulle vallate circostanti, un quadro vivente che lascia senza fiato e senza parole. Siamo in cima alle nostre valli e possiamo goderci la loro indiscutibile bellezza. Impossibile da raccontare bisogna essere lì a godersela.
Con queste immagini negli occhi torniamo verso casa……… alla prossima 🙂

Panorama della Valmarecchia

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